
La palazzina di viale Dei Mille in cui nella notte di martedì è avvenuto il delitto
"Litigate? Quasi ogni giorno. Ma nessuno avrebbe mai pensato ad un epilogo del genere". Non c’è molta voglia di parlare tra i vicini di casa di Giuseppe Sgroi, l’operaio di 54 anni morto nella notte tra martedì e ieri nell’appartamento al terzo piano di una palazzina arancione di viale dei Mille a Cilavegna. Per la sua morte, indiziati di omicidio volontario, sono in stato di fermo il fratello Massimo, 52 anni, incensurato ed un amico, Giuseppe Di Stefano, 34 anni, con precedenti alle spalle, che viveva con loro. Così ha disposto ieri il sostituto procuratore della Repubblica di Pavia, Valentina Terrile. I due uomini sono in carcere. Sarebbero stati loro, secondo i primi elementi raccolti dagli investigatori, a colpire al volto con una tremenda sequenza di pugni l’operaio, sino a causarne la morte. I litigi in quella casa, soprattutto tra i due fratelli, erano all’ordine del giorno. L’ultimo risalirebbe a poche ore prima dell’omicidio. "Martedì pomeriggio – rivela un conoscente – hanno discusso in modo molto animato in un bar del paese. E non era certo la prima volta…". Del resto i fratelli Sgroi, che a Cilavegna tutti conoscono, sono stati seguiti a lungo dai servizi sociali. "È così – conferma il sindaco Manuel Maggio, eletto lo scorso giugno – ma non più negli ultimi tempi". Un segnale però che nella vita delle tre persone coinvolte nel tragico episodio ci fosse un forte disagio. Non era raro che gli alterchi andassero vicini dal degenerare e se non è accaduto prima è forse perché qualcuno tra i vicini si è premurato di chiedere l’intervento dei carabinieri. "Sono stati qui anche qualche giorno fa – rivela una vicina –. Ma quando stanotte abbiamo sentito più sirene arrivare abbiamo capito che era accaduto qualcosa di molto grave".
Il corpo di Giuseppe Sgroi era riverso in cucina, il volto devastato dai pugni. Tutto intorno distruzione. Secondo una prima ricostruzione dei fatti anche questa volta le ragioni del diverbio sarebbero state futili: forse questione di soldi, forse problemi legati alla convivenza. Lo appureranno le indagini che sono ovviamente ancora in corso. Il tutto dopo cena, quando forse gli animi, già fumantini normalmente, sono stati riscaldati anche dall’alcol. Lì è nata una colluttazione nel corso della quale la vittima è stata colpita più e più volte al volto, un vero e proprio pestaggio più che una situazione sfuggita di mano, come lascia intendere l’ipotesi di reato formulata nei confronti dei due fermati che è di omicidio volontario.
Umberto Zanichelli