Intervistati quasi duemila ragazzi: "Non nascono fragili, lo diventano"

I dati confermano l’emergenza. Uno su cinque pensa alla morte, la metà usa farmaci per perdere peso

Intervistati quasi duemila ragazzi: "Non nascono fragili, lo diventano"

Intervistati quasi duemila ragazzi: "Non nascono fragili, lo diventano"

Un ragazzo su 5 pensa che sarebbe meglio morire; l’11,7%, poco più di un adolescente su 10, ha ammesso di aver provato a uccidersi almeno una volta; poco meno di un adolescente su 3 dichiara di aver cercato di farsi del male (8% nell’ultimo mese e il 2,5% quotidianamente). Non solo, il 64% non è contento del proprio peso e ha paura di ingrassare, mentre il 43% (uno su due) ha confessato di utilizzare metodi per perdere peso.

I dati che fotografano la realtà pavese di chi ha tra i 14 e i 18 anni sono stati raccolti da 1.800 questionari restituiti dagli studenti delle superiori del Pavese. "I dati confermano una situazione di emergenza – spiega Luca Capone, psicologo clinico e psicoterapeuta, responsabile del Servizio di Psicologia dell’età evolutiva del Dipartimento di clinica neurologica e psichiatrica dell’età evolutiva del Mondino – in cui diventa fondamentale pianificare interventi specifici di supporto".

Famiglie che spesso non hanno il coraggio di chiedere ai loro figli come stanno per paura di ricevere risposte negative, la pandemia che ha chiuso in casa i ragazzi e una scuola non al passo con le esigenze delle nuove generazioni sono tra le cause di un disagio sempre più forte.

"I ragazzi non nascono fragili, lo diventano – aggiunge Capone – e si tengono tutto dentro". A tal punto da non riuscire ad avere relazioni sociali. "Il 98% delle patologie dei ragazzi è legata al corpo e, dopo la pandemia, alcuni non sono riusciti a tornare a scuola". Ma non sono superficiali gli adolescenti. Nei questionari hanno manifestato il desiderio che qualcuno chiedesse loro come stanno e hanno auspicato di avere le scuole aperte anche al pomeriggio per studiare insieme e incontrarsi. "Potrebbero dare a noi la responsabilità – hanno sottolineato – metteremmo tutto in ordine a fine giornata".

"Abbiamo 250 giovani con disturbi gravi – conclude Luca Capone – in lista d’attesa per un ricovero. Se considerassimo anche i disturbi alimentari, arriveremmo a 300. Dobbiamo cogliere i segnali di disagio e fornire aiuto prima che sfocino in sofferenze e disturbi profondi".