GIANLUCA BOSIA
Editoriale e Commento

Annegati nella barbarie

Mentre Isa moriva nel lago c’era chi in spiaggia filmava e condivideva sui social

Al peggio non c’è mai fine ma filmare con il telefonino un ragazzo che annega nel lago è tra i punti più bassi dell’umana contemporaneità. E ancor più se il fine è anche condividere le immagini in una sorta di fiera e ostentata comunicazione dell’orrore e di un perverso dire “io c’ero”.

Era già accaduto ed è successo ancora sabato ad Abbadia Lariana, come hanno detto numerosi testimoni, dove Isa è annegato davanti a decine di persone: qualcuno coraggiosamente ha cercato di salvare il 24enne, altri, ed è comprensibile, sono rimasti pietrificati per la paura delle acque scure e profonde e per lo choc davanti a una morte in diretta ma c’è anche chi ha preso il telefonino per filmare e condividere subito sui social. Una forma di cinismo, di voyeurismo e di aridità dell’anima di una società di persone apparentemente “normali” che annega in un lago di disumanità. La pietà, purtroppo, non è una app che si scarica sullo smartphone.