Milano, 3 dicembre 2021 - E' atterrato alle 22 in punto allo scalo di Orio al Serio il volo Ryanair che ha riportato in Italia il piccolo Eitan, 6 anni, unico sopravvissuto all'incidente della funivia del Mottarone del 23 maggio scorso sul lago Maggiore. Il volo era partito poco dopo le 19, ora locale, dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Il piccolo, finito al centro di un contenzioso familiare, è rientrato in Italia dopo 84 giorni dal suo rapimento da parte del nonno materno. Al terminal degli arrivi erano presenti poliziotti e carabinieri. Giacca blu e cappellino in testa, il piccolo, a quanto si apprende, è stato prelevato daglio agenti della squadra Mobile in pista. 

Alle 23,45 il piccolo è quindi arrivato a Travacò, su un'Audi bianca scortato dalla polizia. È stato portato in casa da Andrea Lenoci della Squadra mobile. Il bimbo ha detto che durante il viaggio ha dormito, ma era contento. 

La settimana scorsa, la Corte Suprema aveva respinto il ricorso presentato dal nonno materno Shmuel Peleg e aveva ordinato che il piccolo rientrasse in Italia entro il 12 dicembre. Eitan fa così rientro in quella che, dopo l'incidente, è diventata la sua nuova casa italiana in provincia di Pavia. Ad accompagnarlo la zia paterna Aya Biran, nominata fin da subito dopo l'incidente sua tutrice, suo marito Or Nirko e le due cuginette con cui è praticamente cresciuto e che, all'indomani del suo sequestro, lo hanno raggiunto nello Stato del Medio Oriente. Ad attenderlo nella villetta di Travacò Siccomario, di fianco a quella dove viveva con mamma e papà, ci sono i nonni paterni.

Con il suo ritorno, sebbene la partita tra le due famiglie è ancora aperta davanti al Tribunale dei Minorenni, per il bimbo dovrebbe quindi cominciare una vita normale, circondato dall'affetto degli amici e dei parenti stretti. L'obiettivo di tutti è aiutarlo a dimenticare il trauma che ha vissuto quel pomeriggio del 23 maggio scorso, quando una gita in montagna si è trasformata in un terribile dramma. Un dramma per Eitan ancora più doloroso da quando si è ritrovato ad essere conteso tra le due famiglie che non si sono risparmiate una 'guerra' fatta di ricorsi e controricorsi ai giudici italiani e israeliani.

Una vicenda a cui qualche giorno fa, invece, la Corte Suprema di Tel Aviv ha cercato di mettere un punto fermo. Il giudice Alex Stein, confermando le due decisioni delle scorse settimane di primo e secondo grado, ha stabilito che "il luogo normale di vita" del bambino "sia in Italia dove ha trascorso quasi tutta la sua esistenza" e che quello che gli è accaduto a settembre è stato un rapimento verso cui la Convenzione internazionale dell'Aja prevede "tolleranza zero" e impone "la restituzione immediata" ai tutori. Quindi, ha riconosciuto, accogliendo l'istanza della zia Aya, la sottrazione illegittima del minore da parte del nonno materno, destinatario di un mandato d'arresto internazionale per le accuse di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all'estero e appropriazione indebita del passaporto del nipotino. Arrestato a Cipro, e rilasciato dietro cauzione, il presunto complice di Peleg Gabriel Alon Abutbul, anche lui israeliano e nei cui confronti è in corso il procedimento di estradizione.