Nestore Nardini in divisa (al centro)
Nestore Nardini in divisa (al centro)

Pavia, 25 ottobre 2020 - In un mondo popolato di cellulari e di messaggi che viaggiano da un capo all’altro del mondo, sembra strano che un tempo un semplice foglio a quadretti, scritto a mano, potesse fare la differenza fra la vita e la morte. Eppure quello riemerso dalla lontana e difficile epoca della guerra è un foglietto di carta molto speciale, perché con poche parole ha sostenuto nei momenti di difficoltà un ragazzo poi diventato uomo e padre di famiglia. "A voi eroi di ieri, di oggi e di domani, una mamma affettuosa offre il presente pensiero augurandovi un mondo di bene e che presto, sani come coralli e salvi da ogni pericolo, possiate fare ritorno in seno alle vostre care famiglie che ardentemente aspettano il vostro ritorno".

A scrivere queste parole fu, ormai quasi ottant’anni fa, una donna di Pavia, Rosa De Paoli, madre di quattro figli, Ermanno, Emma, Elsa e Alessandro. Viveva in una casa al civico 3 di via Ambrogio da Fossano, a poca distanza dalla stazione dove vedeva sfilare i treni merci carichi di prigionieri ebrei e di soldati catturati, in partenza per non si sapeva bene quale destinazione. Nonostante il timore di una possibile rappresaglia da parte delle milizie tedesche, la donna correva in stazione e nascondeva dei messaggi di conforto per ragazzi che avrebbero potuto avere il volto dei suoi figli. Diverse donne facevano lo stesso, unendo a quei messaggi magari un pezzo di pane. Molte di loro, come Rosa, abitavano nella zona della stazione, ma cercavano di compiere quella buona azione in forma anonima.

Rosa, classe 1900, invece, nel cercare di infondere coraggio a quell’ignoto prigioniero in partenza, dimostrò di possederne moltissimo del suo. "Coraggio e mai paura - scrisse appunto in conclusione del suo biglietto - che Dio non vi abbandoni e vigili su di voi". Quel messaggio, pieno di affetto e speranza, venne ritrovato tra le fessure di un treno merci sul quale i tedeschi avevano caricato i giovani militari di stanza a Pinerolo per trasferirli in Germania come internati militari. Ex alleati destinati ai campi di prigionia. Tra questi ragazzi c’era Nestore Nardini, classe 1924, che era stato chiamato alle armi poco prima dell’8 settembre 1943. Preso dai tedeschi e portato via dalla caserma, quando giunse a Pavia, vide quel pezzo di carta sporgere dalle assi del vagone, lo raccolse e se lo mise in tasca. Non sapeva che quello sarebbe diventato per lui una sorta di talismano.

«Mio padre non si è mai separato da quel biglietto - ha raccontato Mauro Nardini, funzionario delle Ferrovie in pensione, che vive a Velletri, in provincia di Roma –. Lo ha tenuto con sé durante la prigionia in un campo di concentramento ad Amburgo. Lo ha tenuto quando i soldati russi arrivarono a liberare lui e i suoi compagni, ma anche nel momento in cui lo stavano portando in Russia e poi sulla strada verso l’Italia". Era stata un’odissea quel ritorno nel 1945, quando pensava che tutto fosse finito. Ma Rosa e soprattutto le sue parole di conforto non hanno mai abbandonato Nestore. Quell’uomo avrebbe tanto voluto incontrare quella mamma, che era diventata un po’ anche la sua. "Gli eventi della vita ti portano altrove – ha aggiunto Mauro Nardini – e mio padre non ha mai avviato le ricerche della donna del biglietto". Nestore ha lasciato il compito al figlio, che ha chiesto aiuto e così è stato possibile arrivare a Pavia.

Non a Rosa, scomparsa nel 1988, ma al nipote, Stefano De Paoli. "Mia nonna non ha mai raccontato nulla di questo suo impegno durante la guerra – spiega –. Era una donna molto riservata, parlava poco volentieri di sé. Del periodo di guerra ci raccontava delle bombe e della fame che avevano patito. Con quattro figli non era facile tirare avanti. Purtroppo anche mio padre Alessandro, scomparso due anni fa, non mi ha mai raccontato il gesto eroico della madre, magari anche lui non lo ha mai saputo". Ma ora tutti lo sanno e, gli eredi Nestore e Rosa possono recuperare il tempo perduto. Mauro e Stefano si incontreranno, anche se per il momento se lo sono promessi al telefono. "In primavera, sperando che l’emergenza sanitaria sia conclusa, verrò a Roma dove non sono mai stato - ha detto Stefano al telefono con Mauro -, mi farà da guida? Rimaniamo in contatto, tra noi potrebbe nascere una bella amicizia". Così Rosa adesso è diventata la nonna di altri nipoti.