Il sindaco Andrea Sala, non parla della vicenda
Il sindaco Andrea Sala, non parla della vicenda

Vigevano (Pavia), 14 luglio 2019 - Un corso per baby-sitter della durara di 100 ore, più 30 di tirocinio. Lo ha varato il Comune di Vigevano, ma non è distinato a tutti. Tra i requisiti per paterciparvi - età massima di 35 anni, diploma di scuola media superiore, residenza a Vigevano o in Lomellina - figura anche la cittadinanza italiana. Una restrizione che altrove non è stata presa in considerazione e che fa discutere. L’Asgi, l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, la stessa che aveva sollevato la questione legata all’accesso agevolato alle mense e ad altri servizi e alla quale il Tribunale aveva dato ragione costringendo l’amministrazione a fare marcia indietro, ha scritto al Comune e alla Fondazione Clerici e alla cooperativa sociale Betania, che tengono materialmente il corso. Per l’Asgi la decisione contrasta con i primi due articoli del Testo Unico sull’immigrazione e invita perciò i soggetti interessanti a togliere la limitazione della cittadinanza.

Nuovi problemi dunque per la giunta a guida leghista e per il sindaco Andrea Sala, solo qualche giorno fa raggiunto dall’avviso di chiusura delle indagini per bancarotta fraudolenta e distrazione di fondi in relazione all’ex-consorzio Ast, che sulla nuova “grana” al momento ha deciso di non esprimersi. Lo fa la dirigente del settore servizi educativi, Laura Genzini, che sottolinea come «la scelta sia stata condivisa, motivata soprattutto dal fatto che potrebbero esserci problemi di lingua». Un ostacolo facilmente aggirabile, si fa notare, con un breve colloquio preliminare.

«Si tratta di una decisione largamente discriminatoria – attacca il capogruppo del Pd e consigliere provinciale, Emanuele Corsico Piccolini – Ad oggi ogni avviso pubblico è aperto almeno ai cittadini comunitari. Il paradosso? Gli stranieri possono diventare medici o infermieri ma, stando al Comune di Vigevano, non possono ambire a diventare baby-sitter. Sulla vicenda presenteremo una mozione in consiglio comunale». Il caso potrebbe anche arrivare presto al Pirellone.

La vicenda rischia di finire nel medesimo solco del caso legato all’ammissione dei cittadini stranieri ai servizi agevolati: il Comune aveva chiesto di produrre documentazione circa il possesso di beni nel Paese d’origine, imposizione che il Tribunale di Milano aveva bocciato. È di pochi giorni fa, inoltre, il pronunciamento del Tar della Lombardia in relazione al regolamento Isee adottato a fine 2015 riguardo alle rette per le residenze sanitarie dei disabili. Il Comune aveva stabilito che, nel caso di possesso di beni mobili per un valore di oltre 5mila euro, i disabili avrebbero dovuto provvedere al pagamento delle rette delle residenze sanitarie. Un aspetto che il Tar ha bocciato, sottolineando che nel calcolo dell’Isee sono già presi in considerazioni i patrimoni mobiliari ed immobiliari dei cittadini. Per questo giudizio il Comune è stato condannato a pagare anche 4 mila euro di spese processuali. Ora dovrà decidere l’eventuale ricorso al Consiglio di Stato.