La fabbrica è stata chiusa senza preavviso il 3 luglio lasciando a casa 152 lavoratori
La fabbrica è stata chiusa senza preavviso il 3 luglio lasciando a casa 152 lavoratori

Ceriano Laghetto (Monza) -  Sciopero generale per i 152 lavoratori licenziati dalla Gianetti. Oggi, i metalmeccanici brianzoli incrociano le braccia per spingere sulla riapertura della fabbrica di Ceriano Laghetto, chiusa senza preavviso dal 3 luglio e giovedì incontro on-line sindacati-ministero per cercare il modo di riaprire e "continuare a produrre". Questo l’obiettivo di Fim, Fiom e Uilm che si battono dal sabato pomeriggio in cui sono arrivate le lettere-capestro per tornare in reparto.

«Ora, è più importante che mai visto che all’orizzonte è spuntato un compratore", sottolinea Francesco Caruso, segretario della Uilm-Uil Milano Monza Brianza. L’interesse sarebbe più che concreto secondo i sindacati, l’azienda del Padovano che lavorerebbe in un campo affine ma non lo stesso ha scritto anche alla Regione e al Mise manifestando le proprie intenzioni. Una mossa che cambia lo scenario. Per il marchio italiano che ha già all’attivo un centinaio di dipendenti si tratterebbe di un investimento strategico e ha voluto metterne a parte le istituzioni in un momento così delicato per il futuro del sito. Al tavolo con Giancarlo Giorgetti, idealmente, ci saranno anche loro, i potenziali acquirenti.

Al ministro il compito di ricondurre la trattativa sui binari della mediazione dopo che è saltato tutto "quando Quantum ci ha detto di non volerne più sapere dell’azienda", ricorda Pietro Occhiuto alla guida della Fiom provinciale. Il timore di tutti è che il fondo abbia intenzione "di vendere alla concorrenza". Intanto, il presidio continua. Dai cancelli di via Stabilimenti non entra e non esce nessuno, a parte l’amministratore delegato Goran Mihajlovich. Gli altri, clienti in attesa delle ruote finite che aspettano in magazzino di essere consegnate, e i fornitori che in qualche caso hanno macchinari all’interno, devono aspettare. "In gioco c’è il nostro futuro", ripetono gli operai provati dalla doccia fredda del benservito in un’estate che nessuno di loro dimenticherà. La gara di solidarietà per sostenerli li rincuora, ma non basta. Tutti qui vogliono indietro il posto. "Abbiamo figli piccoli da crescere, grandi che devono studiare, mutui sulle case, ma senza stipendio come campiamo?". La domanda non è caduta nel vuoto e oggi i colleghi dalle Groane, a Monza, al Vimercatese si fermano per dimostrarglielo.