Un Monza vero o si rischia: "Felici della Serie A. Ma senza i tifosi autentici la squadra resterà sola"

Fausto Marchetti, storico leader della Curva “Davide Pieri”, si rivolge alla società: "Giocatori infastiditi quando ci incontrano e allenamenti sempre a porte chiuse, così non va".

Un Monza vero o si rischia: "Felici della Serie A. Ma senza i tifosi autentici la squadra resterà sola"
Un Monza vero o si rischia: "Felici della Serie A. Ma senza i tifosi autentici la squadra resterà sola"

Una squadra "pane e salame". Non solo lustrini e cotillons, ma anche un rapporto vero, sincero, un Monza accessibile.

"Perché altrimenti avremmo finito di tifare per il Monza".

Fausto Marchetti, numero uno del tifo biancorosso da quasi trent’anni. Con i S.A.B. (Sempre al bar), alla testa della Curva intitolata a Davide Pieri, c’era prima, c’è oggi e verosimilmente ci sarà anche domani. Ex giocatore nelle giovanili del Monza, voce di estrema destra, che però la politica fa bene attenzione a non farla entrare (troppo) sugli spalti, assicuratore e imprenditore nella vita privata, è uno dei pochi a non fare sconti.

C’era nei momenti più neri...

"La trasferta a Porto Tolle, con un viaggio incredibile in un angolo dimenticato da dio, e l’allora presidente Armstrong che scappò dal bar per non incrociarci sulla sua strada".

Il Monza ha attraversato due fallimenti ma soprattutto l’indifferenza di una città che forse non l’ha mai amato.

"Quello è stato il momento peggiore, ora in tanti sono saliti sul carro dei vincitori, i cosiddetti doppiofedisti che ora mugugnano".

A Natale su Facebook ha usato parole dure. Con una foto molto particolare.

"Quella del trono che si fece realizzare Anthony Emery Armstrong e che mi comprai all’asta del fallimento nel 2015. Questa foto è ormai di rito, non vuole essere un monito per ricordare dove eravamo fino a qualche anno fa, in che mani eravamo, ma prendo al balzo l’occasione per fare qualche considerazione. La nostra classifica è giusta, siamo dove dobbiamo stare, lì a metà a lottare per una tranquilla salvezza, ce la giochiamo bene con quelle alla nostra portata e facciamo fatica con le big come è normale che sia, i risultati straordinari della stagione scorsa non dovrebbero condizionare il giudizio su questa stagione. Per ulteriori e per carità anche lecite ambizioni dello spettatore pagante, dovremmo avere ben altro parco attaccanti".

La morte di Silvio Berlusconi ha cambiato tutto..

"Sappiamo cosa è successo, fare campagna acquisti era alquanto complicato, tra voci di cessione societaria e ovvi ridimensionamenti di budget, ma come detto siamo il Monza, siamo nel punto più alto della nostra storia calcistica e dovremmo tutti essere contenti per ciò che sportivamente abbiamo vissuto in questo 2023".

C’è un messaggio alla dirigenza e allo staff tecnico?

"Non siamo spettatori, noi siamo tifosi, noi ci siamo nei momenti più duri, noi ci siamo nei luoghi più lontani: a Lecce, la trasferta più lontana in A, c’eravamo solo noi".

E nei campi più improbabili della Serie D pure.

"Noi possiamo accettare una squadra che perde e che lotta, ma se spesso qualcuno si lamenta dell’affluenza allo stadio (media 12mila spettatori, ndr), si chieda: come mai tanta freddezza? Nessuna presentazione della squadra, non ci sono più allenamenti a porte aperte, quando incroci i giocatori negli aeroporti esprimono solo fastidio".

Giocatori troppo isolati?

"Ma non è quello che vorremmo come tifosi del Monza. Lo abbiamo notato anche nel vedere chi viene sotto la curva a salutare, nei momenti difficili".

Eccezioni?

"Di Gregorio, Colpani, Caldirola... e Matteo Pessina si sforzano di colmare questo vuoto… per il resto, mai interviste, alle feste dei club mandano i giocatori per sforzo, quelli che calcano meno il rettangolo di gioco".

E dunque?

"Come credete che la gente, il pubblico, i giovani si possano innamorare follemente di questa squadra? Solo per i risultati? È molto rischioso. Spero che tutto ciò possa cambiare altrimenti potrebbe cambiare il nostro atteggiamento".

Non avete mai contestato, nemmeno l’allenatore Brocchi o i giocatori sorpresi al casinò.

"Abbiamo deciso di tenere una linea morbida per difendere la società, sapevamo che con loro saremmo arrivati in Serie A, era solo questione di tempo".