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17 feb 2022

“Tuetera” villaggio agricolo del futuro "Da luogo in rovina alla rigenerazione"

Alessandro, rampollo della dinastia Rovati della Rottapharm, dalla laurea a Londra all’Orrido di Inverigo dove intende ristrutturare antiche cascine, praticare agricoltura sostenibile, creare scuole e laboratori

di cristina bertolini
Cronaca
Alessandro Rovati, 32 anni, laureato a Londra in economia e commercio, vuole rigenerare 200 ettari a Inverigo
Alessandro Rovati, 32 anni, laureato a Londra in economia e commercio, vuole rigenerare 200 ettari a Inverigo
Alessandro Rovati, 32 anni, laureato a Londra in economia e commercio, vuole rigenerare 200 ettari a Inverigo

di Cristina Bertolini Una laurea in Economia e commercio in Gran Bretagna per coltivare la terra in Brianza. È la storia di Alessandro Rovati, fra i giovani rampolli della dinastia di Luigi Rovati, ricercatore e fondatore di Rottapharm. Alessandro è consigliere della holding finanziaria di famiglia, la Fidim, una delle prime società benefit in Italia nel settore della rigenerazione del territorio, nuova proprietaria dell’Orrido di Inverigo, dove il giovane monzese sta dando vita in questi mesi a un villaggio agricolo sperimentale su una superficie di 200 ettari. Alessandro non si accontenta del concetto di sostenibiltà, ma pensa piuttosto a un’agricoltura che rigeneri il territorio, integrando sistema economico e sociale, per far ripartire la Brianza, a cominciare dall’agricoltura, immaginando una collaborazione con il comune di Veduggio, Nibionno e Inverigo, per la ristrutturazione delle cascine storiche, distrutte da 40 anni d’incuria, ma anche con i panettieri e i commercianti al dettaglio della Brianza monzese. A loro saranno offerti grano e prodotti ottenuti da coltivazioni di grano a chilometro zero, messo a dimora proprio nei mesi scorsi. "È un’emozione vedere le prime piantine crescere qua e là - racconta Alessandro - non ci sentiamo proprietari, ma guardiani di questo territorio che vogliamo preservare e a cui ridare dignità con un’agricoltura consapevole e non intensiva, con l’aiuto di una serie di esperti: agricoltori, agronomi, paesaggisti, geologi, architetti e associazioni volontarie del territorio, vero e proprio filtro tra politica e cittadini". I risultati si vedranno nel giro di trequattro anni. Intanto, già da marzo verranno messe a dimora piante floreali e medicinali, ereditando l’esperienza farmaceutica di famiglia, ma anche ortofrutta, sperimentando metodi di coltivazione ecosostenibili. Nel villaggio sperimentale ci saranno scuole, centri educativi, laboratori di ricerca che collaboreranno con università, aziende e ricercatori: sta prendendo forma una collaborazione con gruppi italo svizzeri. Ci saranno esperienze di ...

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