La telefonata del falso avvocato, poi la richiesta di soldi: sgominata banda di truffatori sulla linea Milano-Napoli

Quattro persone sono finite in carcere per aver messo in piedi uno dei raggiri più odiosi. Ecco come hanno “ripulito” le loro vittime di 14mila euro

Monza, 6 marzo 2023 – La truffa più odiosa. La telefonata del finto carabiniere, il racconto di un figlio in grave pericolo, la richiesta di soldi. Sulla linea Napoli - Milano, con almeno 14mila euro carpiti alle poche vittime individuate finora. Nelle province di Milano e Napoli, il Nucleo Investigativo di Monza e Brianza ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal Gip del Tribunale di Monza su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di quattro persone, di nazionalità italiana, tutte sottoposte alla custodia cautelare in carcere. Perquisizioni delegate dall’Autorità giudiziaria sono state contestualmente eseguite a carico di tutti gli indagati interessati dal provvedimento.

Le vittime erano anziani residenti in Lombardia e Piemonte
Le vittime erano anziani residenti in Lombardia e Piemonte

La misura si fonda sui gravi indizi di colpevolezza – che hanno dato luogo a otto capi d’imputazione – acquisiti nell’ambito delle attività di indagine a carico degli indagati, in relazione ai reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Le indagini hanno portato alla luce l’esistenza di un sodalizio criminale ben organizzato, che aveva la sua base operativa a Napoli ed era attivo per la commissione dei reati in varie zone del Nord Italia – compresa la provincia di Monza e Brianza – ai danni di persone anziane o comunque particolarmente vulnerabili, e per questo più facilmente raggirabili.

I criminali agivano secondo un collaudato modus operandi: la vittima veniva contattata per telefono da un sedicente carabiniere o avvocato, che le riferiva di aver ricevuto da parte di un parente stretto, spesso un figlio, la richiesta di chiamarla. Il presunto parente aveva impellente necessità di somme di denaro (mediamente comprese tra i 3.000 e i 12.000 euro) perché coinvolto in una qualche disavventura: per lo più un arresto di polizia a seguito di un incidente stradale o per guida senza assicurazione.

Una volta carpita la fiducia della vittima, questa veniva raggiunta da un incaricato (che si fingeva un dipendente dello studio legale) al quale avrebbe dovuto consegnare la somma richiesta. Nel corso della conversazione telefonica veniva fatto espresso riferimento a “pericolo” e “urgenza”, in modo da lasciare gli anziani sbigottiti, e questi, senza avere il tempo di consultare qualcuno, né di riflettere, erano indotti a consegnare il denaro o gli oggetti di valore a causa della situazione di debolezza psicologica dovuta all’età avanzata, incrementata da agitazione e preoccupazione.

Le indagini sono partite dalla denuncia sporta da due vittime residenti a Vimercate e a Seregno, e si sono successivamente sviluppate con metodi tradizionali che hanno consentito di individuare i componenti della banda criminale. Quindi sono stati ricostruiti gli altri episodi truffaldini oggetto di indagine, tutti commessi ai danni di persone anziane in Lombardia (Cantù, Voghera e Crema) e Piemonte (Alessandria e Novara). L’attività è stata poi integrata dall’acquisizione delle denunce delle vittime e da attività a riscontro (quali controlli sui soggetti che avevano materialmente conseguito il profitto delle truffe, con conseguente sequestro dei soldi) che hanno consentito di ricostruire i singoli reati e di accertare l’identità delle persone destinatarie dei provvedimenti di arresto.

In definitiva l’indagine ha documentato l’esistenza di un sodalizio criminale caratterizzato da stabili contatti tra quattro associati – di cui due residenti a Napoli e due a Milano, finalizzati alla commissione di una serie indeterminata di truffe ai danni degli anziani con il supporto di una significativa organizzazione che contemplava la predisposizione di mezzi per commettere i reati, la ripartizione dei ruoli, l’esistenza di basi operative (una individuata in un appartamento nei pressi della Stazione Centrale di Milano) e di veicoli a noleggio per gli spostamenti e per il trasporto del profitto del reato.

Nel corso dell’indagine i militari del Nucleo Investigativo con il supporto delle Compagnie territoriali competenti per territorio sono riusciti a intercettare e sequestrare circa 14.000 euro, provento delle truffe che gli autori del reato erano riusciti a farsi consegnare dalle vittime e che sono stati restituiti alle medesime.