"Sua figlia è finita in prigione". La banda delle truffe, 4 arresti

Depredavano anziani sulla tratta Napoli-Milano: accertati 8 colpi, sequestrati 14mila euro

"Sua figlia è finita in prigione". La banda delle truffe, 4 arresti

I truffatori utilizzavano telefonini usa-e-getta e auto a noleggio La banda era perfettamente organizzata

La truffa più odiosa. La telefonata del finto carabiniere, il racconto a proposito di un figlio in grave pericolo, la richiesta di soldi.

Sulla linea Napoli - Milano, con almeno 14mila euro carpiti alle vittime individuate finora.

Nelle province di Milano e Napoli, il Nucleo Investigativo di Monza e Brianza ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal G.I.P. del Tribunale di Monza su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di 4 persone, di nazionalità italiana, tutte sottoposte alla custodia cautelare in carcere. La misura si fonda sui gravi indizi di colpevolezza – che hanno dato luogo a 8 capi d’imputazione – acquisiti nell’ambito delle attività di indagine a carico degli indagati, in relazione ai reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa.

Tutto comincia il 22 novembre del 2022, a Vimercate, quando squilla il telefono a casa di un anziano. "Sua figlia è stata arrestata, la sua auto era senza assicurazioine". Piglio deciso, vittima fragile. "Se non ci dà 3mila euro, la terremo in prigione".

Scena simile anche a Seregno, il 23 gennaio del 2023. Vittima un altro vecchietto, ma stavolta a telefonare è lo stesso comandante dei carabinieri. Ovviamente, non è vero, è una truffa. E il finto ufficiale spiega che il figlio del suo interlocutore è in prigione, sempre per ragioni di euto senza assicurazione, e per tirarlo fuori di euro ne servono 4mila. Le indagini, difficilissime, portano alla luce l’esistenza di un sodalizio criminale ben organizzato: la base operativa è a Napoli, da cui il telefonista (40 anni) fa partire le chiamate, sempre su telefoni usa-e-getta; un suo complice, un trentenne, fa da staffettista e porta al Nord auto “pulite“ su cui si muoveranno gli esecutori materiali del raggiro e avverranno gli scambi di denaro: un uomo di 67 anni di Binasco e uno di 41 di San Donato Milanese.

Le vittime sono in varie zone del Nord Italia – compresa la provincia di Monza e Brianza – e sonopersone anziane o comunque particolarmente vulnerabili.

I criminali agivano secondo un collaudato “modus operandi”: la vittima veniva contattata per telefono da un sedicente carabiniere o avvocato, biognava “salvare“ un familiare in difficoltà e, una volta carpita la fiducia della vittima, questa veniva raggiunta da un incaricato (che si fingeva un dipendente dello studio legale) al quale avrebbe dovuto consegnare la somma richiesta. Nel corso della conversazione telefonica veniva fatto espresso riferimento a “pericolo” e “urgenza”, in modo da lasciare gli anziani sbigottiti, e questi, senza avere il tempo di consultare qualcuno, né di riflettere, erano indotti a consegnare il denaro o gli oggetti di valore. Almeno 8 gli episodi truffaldini accertati, commessi oltre che in Brianza anche a Cantù, Voghera e Crema e, in Piemonte, ad Alessandria e Novara. L’attività è stata poi integrata dall’acquisizione delle denunce delle vittime e da attività a riscontro (quali controlli sui soggetti che avevano materialmente conseguito il profitto delle truffe, con conseguente sequestro dei soldi) e hanno consentito di ricostruire i singoli reati e di accertare l’identità delle persone destinatarie dei provvedimenti di arresto. In definitiva l’indagine ha documentato l’esistenza di un sodalizio criminale caratterizzato da stabili contatti tra 4 associati, la ripartizione dei ruoli, l’esistenza di basi operative (una individuata in un appartamento nei pressi della Stazione Centrale di Milano) e di veicoli a noleggio per gli spostamenti e per il trasporto del profitto del reato.

Nel corso dell’indagine i militari del Nucleo Investigativo con il supporto delle Compagnie territoriali competenti per territorio sono riusciti a intercettare e sequestrare circa 14.000 euro, provento delle truffe. Sono stati già restituiti alle vittime.