Si comincia a scavare. Indagini e polemiche sugli occhi pollini. I comitati non mollano

La Provincia ha chiesto di valutare la fragilità geologica dei terreni. Obiettivo prevenire e mitigare gli effetti più gravi del fenomeno. Gli ambientalisti si scagliano sui risarcimenti bassi a chi deve andarsene.

Si comincia a scavare. Indagini e polemiche sugli occhi pollini. I comitati non mollano

Si comincia a scavare. Indagini e polemiche sugli occhi pollini. I comitati non mollano

Importanti operazioni preliminari in corso, sul territorio desiano, per il prossimo arrivo di Pedemontana. Ad annunciare alcuni lavori è lo stesso sindaco Simone Gargiulo: "Molti avranno notato la presenza di trivelle in via Dalla Chiesa all’altezza della torre piezometrica dell’acquedotto gestito da BrianzAcque - spiega il primo cittadino -. Stanno effettuando i saggi del terreno su incarico di Pedemontana, per valutare il fenomeno degli ‘occhi pollini’, un fenomeno geologico molto presente nel territorio brianzolo". Si tratta di un fenomeno di cui si parla da tempo sul nostro territorio. "Le convinzioni scientifiche più radicate rispetto all’origine e alla natura di queste cavità si sono rivelate errate - spiega la Provincia su questo versante - solo grazie a studi e approfondimenti abbastanza recenti, che hanno soppiantato la visione classica che voleva questi vuoti lasciati da blocchi di ghiaccio sepolti. A partire dalla fine degli anni Novanta è stato dimostrato che gli occhi pollini sono dovuti a processi geologici assimilabili al carsismo; non si tratta quindi di “buchi” che possono essere trovati e riempiti, ma piuttosto di un fenomeno dinamico e in continua evoluzione, di una rete di condotti e cavità sotterranee che muta grazie alla circolazione di acqua nel sottosuolo". Per questa ragione la Provincia ha ritenuto di approfondire questo fenomeno, fornendo alla pianificazione e alla gestione del territorio le conoscenze e gli strumenti più appropriati per prevenirne e mitigarne gli effetti più gravi.

Le norme richiedono ai Comuni di valutare questa fragilità geologica nella definizione delle azioni di governo del territorio. Da qui, le verifiche di queste settimane. In questo scenario che vede l’avvicinarsi della maxi infrastruttura, i Comitati e i gruppi ambientalisti non mollano: "A fronte di un’inerzia pluridecennale Pedemontana pretende che realtà produttive, circoli e associazioni sportive, e addirittura nuclei familiari, abbandonino seduta stante le loro proprietà senza consentire loro alcuna programmazione e in assenza di un concreto risarcimento se non la misera offerta economica contenuta nei provvedimenti notificati - sostiene Isotta Como del Gruppo Suolo Libero -. La questione diviene addirittura surreale se si considera che, come segnalato da alcuni cittadini/imprenditori, Pedemontana neppure intende onorare gli accordi sottoscritti tra il 2011 e il 2012, asserendo che oggi gli immobili hanno perso valore e le realtà produttive sono meno produttive di un tempo. Dimenticando evidentemente che il minor appeal dei beni e la minore resa della produzione consegue all’esistenza dei predetti vincoli che rendono incommerciabili gli immobili e precludono l’espansione delle realtà produttive intersecate dall’opera".

In questo contesto si innesta anche la vicenda che coinvolge il quagliodromo di Desio che sarà costretto a chiudere i battenti per non aver avuto la possibilità di programmare per tempo il trasferimento in altra area idonea. "In tutto questo - lamenta l’attivista - le forze politiche locali e regionali sembrano del tutto disinteressate sebbene l’impatto economico e sociale delle descritte modalità operative e anche dalla lentezza di Pedemontana nel risolvere i disagi, anche in termini risarcitori, appaia semplicemente solare".