Schiacciati tra l’ansia del futuro e la fragilità degli adulti: "Lasciamoli essere se stessi"

Il professor Lancini analizza l'ansia diffusa tra i giovani legata alla mancanza di prospettive future e al disinteresse degli adulti. La società post-narcisistica impone aspettative irrealistiche, generando fragilità e solitudine. Internet diventa un rifugio dalla mancanza di comprensione.

Schiacciati tra l’ansia del futuro e la fragilità degli adulti: "Lasciamoli essere se stessi"

Schiacciati tra l’ansia del futuro e la fragilità degli adulti: "Lasciamoli essere se stessi"

Matteo Lancini è psicologo e psicoterapeuta, docente dell’università Cattolica di Milano e dell’università Bicocca, presidente dell’associazione Minotauro, e autore di numerose pubblicazioni. Da sempre è studioso dei problemi giovanili. Professore, di cosa soffrono oggi in particolare i giovani?

"Il tema di fondo è un’ansia generalizzata legata al fatto di non avere prospettive future. Tantissimi sono oggi i Neet in Italia, cioè i giovani che nella fascia 15-34 anni non studiano e non lavorano: circa 3 milioni. Dietro c’è il disinteresse adulto di organizzare un futuro per loro".

Da cosa deriva questo disinteresse?

"Dalla dissociazione. Siamo in una società post-narcisistica dove gli adulti proiettano sui ragazzi le loro aspettative, esigendo che le rispettino, per sentirsi loro adeguati. È un sovrintendere la mente dell’altro: il giovane, tuo figlio, deve fare come dici tu. I ragazzi non si sentono capiti. La dissociazione viene fatta vivere già dai 6-8 mesi di vita. Al figlio si dice: non devi fare esperienza, di niente, devi essere perfetto, senza naturalezza".

La fragilità parte dagli adulti?

"Assolutamente sì. Si impongono sui giovani per dare risposta alle proprie insicurezze. Le trame affettive e autentiche dei giovani non sono in grado di ascoltarle. È la necessità di fare intendere che si sta facendo di tutto per i ragazzi, ma per una necessità loro, per dare lustro a loro stessi. Non c’è un progetto su cosa significa lasciare in eredità il pianeta ai giovani, non c’è una costruzione. Si limitano a guardarli e dire che sono sregolati e dipendenti da internet".

Internet è dunque un rifugio da questa mancanza di comprensione?

"I ragazzi vanno in internet per ridurre la solitudine che sentono con gli adulti. D’altra parte vivono in una società in cui dei figli e degli studenti non gliene frega niente a nessuno: né a famiglia, né a scuola, né a politica. Gli si fa una colpa se usano internet, quando internet è usato anche dagli adulti: è una dissociazione. Anche i problemi derivati dalla pandemia sono dipesi da come abbiamo fatto vivere ai ragazzi quel periodo. Certi fenomeni avvengono perché senti un’ansia che angoscia, senti che nessuno ti sta pensando. Il futuro non lo vedi e allora lo vuoi far terminare. Facciamo invece che lo vedano, comprendiamoli, e lasciamoli essere se stessi a modo loro". A.S.