Monza, giovani sempre più allo sbando. Il questore Barilaro: “Monitoriamo le baby gang”

Dagli uffici di via Montevecchia un’analisi dello sbando generazionale, ma non solo. “La Brianza è un territorio ricco e fa gola alla malavita. Temo un’usura sotterranea”

Il questore di Monza, Salvatore Barilaro

Il questore di Monza, Salvatore Barilaro

Monza – Ragazzi sempre più giovani che, quando non commettono reati, contribuiscono comunque a creare degrado. La droga che fa da collante (e detonatore) della violenza. E una criminalità organizzata che osserva con l’acquolina in bocca la gran mole di cantieri e di capitali in arrivo in Brianza. Salvatore Barilaro, nuovo questore di Monza e Brianza, è uomo attento e prudente. Ha maturato una consistente esperienza in polizia, con un occhio particolare verso la criminalità organizzata (arriva da Vibo Valentia, terra del clan Mancuso), è stato responsabile dell’Ufficio antimafia di Catanzaro e ha diretto la seconda divisione del primo reparto Direzione Investigativa Antimafia di Roma.

Alla sua prima esperienza nel Nord Italia, ha per le mani una Questura giovane (è nata nel 2009), fatta da un personale in larga parte altrettanto giovane (210 agenti, molti freschi di nomina o quasi, e quindi particolarmente motivati), un territorio ricco e complesso.

La prima cosa che salta all’occhio, studiando l’ultimo bilancio della Questura di Monza, è la presenza di un problema giovanile. Risse, “movida” selvaggia, abusi, degrado. Che si traduce spesso in Daspo urbani (19), arresti, denunce. Ma anche avvisi orali (127, 7 in più rispetto all’anno prima), fogli di via obbligatori (130, 31 in più), a volte Daspo sportivi (28). Non si tratta sempre di giovani, ma spesso ci sono loro di mezzo. "C’è una sofferenza nel territorio: giovani generazioni che non hanno punti di riferimento e che quando non delinquono contribuiscono al degrado",

Baby gang, anche straniere?

"No, ci sono gruppi molto trasversali e senza un’appartenenza etnica precisa. E quando una persona si trova a passare di sera da certe zone la percezione della sicurezza cala".

Cosa fa la Questura?

"Un controllo costante per far sentire il fiato sul collo a questi gruppi, ce ne sono in particolare un paio che stiamo monitorando. Sono molto compositi, e si ritrovano in luoghi precisi come la piazza Trento e Trieste, al Nei o davanti all’Oviesse. Non c’è un problema di scontri fra etnie, ma di degrado di origine sociale. E un’età sempre più giovane, fra loro anche 13 e 14enni talvolta con alle spalle nuclei famigliari spaccati e rissosi".

Il buio e le strade scarsamente illuminate non aiutano.

"Avere piazze maggiormente illuminate aiuta, so che il Comune ha in cantiere un progetto per aumentare paline della luce e lampioni a led, accrescerebbe la percezione della sicurezza. Sentiamo regolarmente gruppi di vicinato e associazioni. E i locali notturni sono anche loro al centro delle nostre attenzioni, sappiamo che in alcuni casi viene venduto alcol anche a minorenni, la polizia locale su questo fronte è di grande aiuto, attenta e preparata".

C’è un problema microcriminalità a Monza?

"Preferisco parlare di criminalità diffusa. Per la persona che rincasa alla sera, non ritrovare la propria auto o imbattersi in un’orda di ragazzini che hanno esagerato con l’alcol è certamente un problema. Ci sono soggetti ai margini della società che spacciano, scippano, rapinano... non si tratta di un allarme come nelle grandi metropoli ma anche il caso isolato è un problema".

Come rispondete?

"Abbiamo potenziato i dispositivi di controllo, ci sono tre auto per turno e mi piacerebbe poterne organizzare anche di più".

Le zone più calde?

"Come in tutte le grandi città l’area della stazione ferroviaria. È l’approdo di chi viene a Monza da fuori provincia, c’è un proliferare di locali notturni che costituiscono ovviamente un’attrattiva".

La droga?

"Finché ci sarà una domanda ci sarà anche un’offerta. Ed è un collante ideale alla violenza. Ce ne accorgiamo dalle risse e dalle aggressioni. Alcune per il controllo del territorio ma non solo".

I permessi di soggiorno rilasciati nel 2023 in Brianza sono stati 18.132, i rigetti 133 (32 di più dell’anno precedente). Gli ordini di allontanamento sono stati 177. C’è un problema stranieri?

"No, la criminalità è divisa equamente fra italiani e stranieri".

La gente è insofferente.

"Quando ci dicono ma perché non cacciate chi delinque, bisogna considerare che non è così semplice. Con i richiedenti asilo i problemi giuridici sono molto complessi. L’espulsione anche del criminale non è così immediata. Bisogna identificarli ma spesso sono privi di documenti… Gli stessi Paesi di provenienza spesso non li riconoscono".

Le persone portate dalla Questura in un Cpr, Centro di permanenza per i rimpatri, sono state 81, in crescita di 31 unità.

"I passaggi burocratici sono molto farraginosi, e si trovano a costretti a passaggi spesso poco decorosi come i Cpr. E di fatto una volta a piede libero, si ritrovano a galleggiare in una irregolarità permanente che ovviamente li porta spesso a delinquere".

Soluzioni? A breve a Monza sarà attivato un Cas, Centro di accoglienza straordinario, in via Monte Oliveto... ci sono già polemiche.

"In quel caso però chi ne sarà ospite avrà già avviato un percorso ben preciso di integrazione. L’unica strada è quella dell’integrazione accompagnando queste persone il più rapidamente possibile nel mondo del lavoro. Abbiamo a che fare spesso con ragazzi pieni di ormoni in una terra sconosciuta, se non hanno qualcosa da fare rischiano di diventare foraggio per la criminalità".

Carne da cannone in mano ai trafficanti di droga... Spesso i pusher al dettaglio vengono arruolati fra i disperati.

"Esatto. I Cas puntano proprio a dare l’opportunità di svolgere un lavoro per tenersi occupati e lontano da uno stato di cattività, che è la cosa peggiore".

Questo è un territorio ricco, si diceva.

"In cui si investono ingenti risorse, solo con il Pnrr si parla di duemila miliardi e nel prossimo futuro ci saranno cantieri come quello per il prolungamento della metropolitana, la Pedemontana, il raccordo con i prossimi Giochi Invernali di Milano Cortina".

Tutti aspetti che ingolosiscono la criminalità organizzata, in Brianza la ‘ndrangheta è purtroppo una realtà consolidata: dall’operazione Infinito nel 2010 le inchieste si sono susseguite a ritmo preoccupante su questo territorio.

"C’è un tavolo aperto in Prefettura con tutte le forze dell’ordine per garantire una bonifica degli appalti, un controllo delle aziende… in Brianza ci sono Locali di ‘ndrangheta (6 secondo la Dia, ndr), questo territorio non è scevro da questo inquinamento, le sentenze dei processi lo raccontano".

E quindi?

"In questi momenti di sofferenza economica, dovuta anche agli effetti della pandemia, ci sono aziende che, vuoi per difficoltà vuoi per calcolo non si fanno scrupolo di approfittare dei capitali messi a disposizione dalla criminalità organizzata, ho il timore di un’usura sotterranea. Conosco il meccanismo: la ‘ndrangheta offre denaro fresco in quantità inimmaginabili, poi entra nelle società in difficoltà e finisce con l’impadronirsene, lasciando magari i vecchi titolari al loro posto per non insospettire".