di Marco Galvani "La cura della persona prima ancora della malattia e una continuità assistenziale che accompagna il paziente dalla propria casa fino al momento più difficile dell’hospice. Voi della Meridiana siete l’esempio concreto di come vorremmo modellare la sanità con la revisione della legge 23 e nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza". Per Letizia Morati, vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, la visita al Paese Ritrovato di Monza è stata...

di Marco Galvani

"La cura della persona prima ancora della malattia e una continuità assistenziale che accompagna il paziente dalla propria casa fino al momento più difficile dell’hospice. Voi della Meridiana siete l’esempio concreto di come vorremmo modellare la sanità con la revisione della legge 23 e nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza". Per Letizia Morati, vicepresidente e assessore al Welfare di Regione Lombardia, la visita al Paese Ritrovato di Monza è stata "un’occasione importante". Perché ha visto di persona "un modello che dev’essere d’esempio" tanto che "il mio impegno è di lavorare con voi". Certo, ammette, "ci sarà sicuramente qualche problema che non potrò risolvere, a cominciare dalla carenza di infermieri che lamentate, ma nei prossimi giorni porterò in Giunta una delibera per consentire agli infermieri di poter lavorare anche oltre il loro orario ospedaliero".

Una decisione che "non risolverà il problema, ma potrà dare sollievo". Anche alla cooperativa La Meridiana. Che "dall’inizio della pandemia abbiamo perso 12 infermieri, ’rubati’ dagli ospedali", spiega il presidente Roberto Mauri. All’assessore Moratti ha chiesto di "semplificare le regole del sistema di welfare", di "completare la rete di assistenza per arrivare ad avere davvero una medicina di prossimità", ma anche di intervenire sul fronte finanziario perché "al momento l’equilibrio economico è impossibile da raggiungere". Il Paese Ritrovato, è un villaggio unico in Italia e nel Sud Europa. Replica quello di Hogeweyk, vicino ad Amsterdam, ed è un piccolo mondo dove abitano 64 persone malate di Alzheimer. Una via di mezzo tra la vita di un tempo e la casa di riposo. Perché "esiste un momento in cui non è più sostenibile restare in casa ma si è ancora relativamente autonomi".

Un villaggio con la sua chiesa, la palestra, un salone di bellezza, il bar, un cineteatro, persino una ProLoco. Lì gli ospiti vivono divisi in 8 appartamenti da oltre 400 metri ciascuno, seguiti da 70 operatori. Un ’progetto sperimentale’ che dal 2018, per 5 anni, beneficia di un contributo di quasi 30 euro a retta, ma "ancora non basta per un centro Alzheimer". Un esempio da seguire anche nell’organizzazione degli spazi che "durante l’emergenza sanitaria ci ha permesso di garantire la massima sicurezza e isolamento se necessario in caso di positività al Covid senza fermare la vita del Paese. Ecco, anche questo l’intero sistema delle Rsa potrebbe copiare".