Il processo per la morte di Luca Attanasio slitta ancora: si è ammalato un giudice. Papà Salvatore: “Siamo rimasti soli”

L’amarezza del padre dell’ambasciatore ucciso in Congo: "Sono già passati invano tre anni". Poi la stoccata al Governo che "non si è costituito parte civile”

Sotto l’Arengario di Monza un folto gruppo di amici di Luca, oggi riuniti in un’associazione, ha manifestato per chiedere giustizia

Sotto l’Arengario di Monza un folto gruppo di amici di Luca, oggi riuniti in un’associazione, ha manifestato per chiedere giustizia

Limbiate (Monza e Brianza) – Nuovo rinvio dell’udienza preliminare per l’omicidio in Congo dell’ambasciatore Luca Attanasio. Questa volta è stata un’indisposizione del giudice a rendere necessario lo spostamento della quinta udienza: ci si riproverà il 21 dicembre. "Ormai siamo quasi a tre anni dall’uccisione di Luca e non è nemmeno iniziato il processo" commenta amareggiato il papà, Salvatore Attanasio, dalla sua casa di Limbiate, dove Luca è cresciuto.

Ma più ancora a rendere amara questa attesa della verità è l’atteggiamento del Governo italiano, che pochi giorni fa ha ufficializzato la decisione di costituirsi parte civile per il processo sulla strage di migranti a Cutro del 26 febbraio scorso. "Perché due pesi e due misure? Per la morte di un ambasciatore d’Italia e di un carabiniere, il Governo non sente il dovere di costituirsi parte civile? Con tutto il rispetto per la gravità di quanto accaduto a Cutro, vorrei segnalare che tra i morti accertati e i dispersi di quella tragedia non c’è nessun cittadino italiano. Eppure in questo caso il Governo decide di prendere parte al processo, mentre per la morte di due italiani, servitori dello Stato, continua questo imbarazzante silenzio che non può che alimentare sospetti. Io ad oggi non ho mai saputo nemmeno il perché della decisione del Governo di non costituirsi parte civile, nonostante l’abbia espressamente richiesta. Mi pare evidente il tentativo di lasciar passare il tempo e provare a far dimenticare quanto è successo. Questo Governo si dimostra rappresentante di un Paese subalterno e vassallo, forte con i deboli e debole con i forti. Non c’è ancora stato nessun tentativo verso l’Onu per chiedere la rinuncia dell’immunità per i suoi due funzionari a processo".

Proprio su questo punto resta ancora incagliato il processo: l’udienza rinviata dovrebbe servire a far chiarire a un funzionario della Farnesina il procedimento con cui viene concessa l’immunità diplomatica ai funzionari Onu. Ma sono tanti gli aspetti dell’agguato che il processo dovrebbe provare a chiarire. "Dopo le medaglie e le cerimonie di Stato, siamo rimasti soli in questa battaglia per la verità" si è lasciato andare Salvatore Attanasio. Sabato scorso, sotto l’Arengario di Monza, un folto gruppo di amici di Luca, oggi riuniti in un’associazione, hanno manifestato per chiedere giustizia ed è probabile che lo facciano di nuovo prima dell’appuntamento del 21 dicembre.