Monza, picchiata perché lesbica: “Sbagliai a non denunciare”

Sabrina oggi è un’attivista Boa: "Nei nostri sportelli di ascolto ci arrivano tante richieste d’aiuto di donne discriminate"

Sabrina Corona del direttivo di Brianza oltre l’arcobaleno (Boa)

Sabrina Corona del direttivo di Brianza oltre l’arcobaleno (Boa)

Monza, 8 marzo 2024 – Ancora oggi l’orientamento sessuale, soprattutto per una donna, implica il rischio di finire vittima di discriminazione o violenza. Un episodio grave l’ha subito Sabrina Corona, del direttivo di Brianza oltre l’arcobaleno (Boa), quando, una sera del 2004, dopo una giornata di lavoro, è stata inseguita in auto da un gruppo di sei uomini che, dopo averle tagliato la strada, l’hanno aggredita.

“Un pestaggio pesante, con tanto di minaccia con un coltello e di insulti legati al mio orientamento sessuale", lo descrive facendo ancora una certa fatica nel parlarne. "Fu un momento brutto da superare. Avevo 24 anni e l’anno successivo è stato traumatico per me. Avevo i sensi di colpa, poi, grazie al percorso di psicoterapia, per fortuna ho capito che non era colpa mia. Tra i sei aggressori c’erano due miei ex colleghi di lavoro".

Una colpa però oggi se la attribuisce: "Sbagliai a non denunciare. Ebbi paura di ritorsioni, e a casa non avevo ancora fatto coming out. Oggi invece lo farei". Ora da attivista di Boa, si rende conto come episodi di discriminazione non siano ancora finiti, ma, al contrario, risultino all’ordine del giorno.

 "Nei nostri sportelli di ascolto a Ruginello di Vimercate e alla Cgil di Monza, ci arrivano tante richieste d’aiuto di donne della comunità Lgbtqiap+ discriminate. La non accettazione di solito è nell’ambiente familiare, dove ancora tante figlie vengono buttate fuori di casa, oppure nel posto di lavoro, o ancora per strada. Capita di frequente di ricevere insulti, occhiatacce o risatine. Le donne lesbiche fanno fatica a camminare prendendosi per mano, senza che vengano fatte sentire in in difetto".

"Monza e Brianza ha ancora tanto da migliorare da questo punto di vista – afferma decisa –. Già a Milano c’è una situazione migliore. Qui manca l’informazione sul territorio, c’è poca cultura su questo. Ciò determina che ci sia ancora paura. Di solito si ha paura di ciò che non si conosce". Infine la sottolineatura: "A praticare discriminazione sono quasi sempre maschi, di tutte le età. È un problema rilevante su cui bisogna intervenire".