di Stefania Totaro Saltano due udienze a settembre e ottobre del processo, rinviato direttamente ai tempi dell’emergenza coronavirus a dicembre. L’hanno scoperto ieri mattina le parti civili, gli imputati e i relativi avvocati del dibattimento al Tribunale di Monza per una presunta truffa da 350mila euro, nascosta dietro lo specchietto per le allodole di finanziamenti aziendali internazionali a sei zeri da ottenere...

di Stefania Totaro

Saltano due udienze a settembre e ottobre del processo, rinviato direttamente ai tempi dell’emergenza coronavirus a dicembre. L’hanno scoperto ieri mattina le parti civili, gli imputati e i relativi avvocati del dibattimento al Tribunale di Monza per una presunta truffa da 350mila euro, nascosta dietro lo specchietto per le allodole di finanziamenti aziendali internazionali a sei zeri da ottenere attraverso società di diritto inglese. Questa è l’accusa di cui devono rispondere in concorso otto persone, che avrebbero agito nei confronti di una decina di imprenditori di varie parti di Italia, da Roma a Milano alle province di Bergamo, Brescia, Torino, Genova, Biella che a vario titolo avrebbero versato complessivi 355 mila euro, soldi che non hanno più rivisto, come non hanno mai visto un euro dei finanziamenti milionari a cui erano interessati. Alcuni di loro si sono costituiti parti civili per ottenere un risarcimento dei danni. Ma dovranno aspettare fino al 9 dicembre perchè le udienze fissate prima dell’emergenza Coronavirus per ieri e per il 14 ottobre sono scomparse dal calendario del giudice che, dovendo rinviare una data del processo prevista nel periodo del lockdown da Covid della giustizia, ha fissato la ripresa del dibattimento al 9 dicembre. La stessa data che risultava al rappresentante della pubblica accusa al processo, che ieri, insieme al giudice, si è visto arrivare in aula verso le 11 le parti del procedimento penale e solo in quel momento ha scoperto l’arcano. I difensori e le rispettive parti, anche se arrivati in massa in Tribunale per un processo ‘fantasma’, hanno fatto dietrofront senza colpo ferire dopo avere compreso che si è trattato soltanto di un disguido, uno dei tanti provocati anche alla giustizia monzese dalla pandemia, che ancora oggi, a distanza di sette mesi, fa sentire i suoi effetti sulla ripresa dell’attività giudiziaria. Fortunatamente nessun testimone è stato citato per venire sentito in aula, perché l’onere delle citazioni spettava ancora alla Procura in relazione a quelli della pubblica accusa, altrimenti al danno si sarebbe aggiunta anche la beffa.