di Barbara Calderola Il sorriso di Giuseppe Toppi catturato per sempre da uno scatto è di un alpino fiero di esserlo. Il cappello con la penna nera calato in testa, il distintivo sul petto, era nel coro di Melzo. E’ morto di Covid a 74 anni "nell’ospedale dell’eccellenza, Vimercate, dove era entrato per tutt’altri motivi", racconta il figlio Emiliano. La voce rotta dall’emozione, è come se fosse successo ieri ma sono passati sei mesi da quel maledetto 22...

di Barbara Calderola

Il sorriso di Giuseppe Toppi catturato per sempre da uno scatto è di un alpino fiero di esserlo. Il cappello con la penna nera calato in testa, il distintivo sul petto, era nel coro di Melzo. E’ morto di Covid a 74 anni "nell’ospedale dell’eccellenza, Vimercate, dove era entrato per tutt’altri motivi", racconta il figlio Emiliano. La voce rotta dall’emozione, è come se fosse successo ieri ma sono passati sei mesi da quel maledetto 22 marzo, quando nell’appartamento di Masate, dove la famiglia vive, è arrivata la telefonata tanto temuta: "Suo padre non ce l’ha fatta". "Era andato per curarsi e ci ha rimesso la vita", dice il figlio. A inizio marzo, un aggravarsi del quadro clinico - "crollo dell’emoglobina" - aveva spinto i medici che l’avevano in cura e i parenti "ad affrontare il rischio".

Il ricovero nel momento in cui era "sconsigliato andare al pronto soccorso". "Ma non c’era altra scelta – ricorda Emiliano –. Col senno di poi, forse, l’avremmo tenuto a casa, vicino a noi, se ne sarebbe andato circondato dall’amore. E invece è morto da solo in una stanza anonima. Non abbiamo potuto salutarlo, né confortarlo. Né partecipare tutti al suo funerale. E’ straziante. Col passare del tempo il dolore non si placa, anzi è ancora più forte. La mente corre sempre a quei momenti".

Alla comparsa della febbre il 17 marzo, al tampone positivo, il 18, cinque giorni dopo il decesso. A spingere la famiglia a rompere il silenzio è stato il premio Innovazione digitale in sanità che l’Asst brianzola ha appena ricevuto dal Politecnico di Milano per i progressi sul fronte dell’intelligenza artificiale, "l’oracolo", capace di prevedere l’evoluzione della malattia che permette agli specialisti di giocare d’anticipo. Un riconoscimento che ha piazzato Vimercate davanti a giganti milanesi come San Raffaele e al Galeazzi.

Per i Toppi, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. "Ben venga il progresso, ma prima di raggiungere queste vette bisogna tutelare i malati. Papà è entrato in contatto con il virus in reparto: mancavano le protezioni e lui ha preso la malattia che se l’è portato via. Un rammarico acuito dal violento distacco, "come tanti in quei giorni, è finita così: senza un abbraccio, senza un saluto. E’ impossibile da accettare". La moglie Maria non si dà pace: "Perché?".