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8 apr 2022

Villasanta, la Lombarda Petroli e la guerra dei fondi

La curatela fallimentare trascina Comune e Ministero al Tar: "L’idea di fare un nuovo Central Park è folle"

A sinistra l’ex raffineria di Villasanta, a destra la curatrice fallimentare del sito, Elisabetta Brugnoni
L’ex raffineria di Villasanta,

Villasanta (Monza), 9 aprile 2022 -  Non si ferma la guerra a colpi di carte bollate tra la curatela del fallimento della Lombarda Petroli in liquidazione e il Comune di Villasanta.

Questa volta è la prima a trascinare il secondo davanti al Tar della Lombardia con un ricorso, a firma dell’avvocato Umberto Grella, sulla questione dei fondi milionari europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la bonifica di parte dei terreni della raffineria dismessa trasformata in sito di stoccaggio di idrocarburi dove nella notte del 22 febbraio 2010 vennero sversati nel Lambro almeno 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili.

L’Amministrazione comunal e ha annunciato con orgoglio di essere riuscita ad aggiudicarsi i finanziamenti, mentre la curatrice del fallimento Elisabetta Brugnoni sostiene che si tratta di spreco di denaro pubblico che i cittadini dovranno poi restituire. Il ricorso ai giudici amministrativi è contro non solo il Comune, ma anche il Ministero della Transizione Ecologica, Regione Lombardia e Provincia di Monza e Brianza e chiede l’annullamento del provvedimento sul Pnrr. La questione si basa ancora tutta sul nuovo Pgt.

"È nostra convinzione , in questa supportati anche dai numerosi contatti con operatori interessati all’acquisto - si legge nel ricorso - che semplicemente accettando il Comune di Villasanta quanto deciso già dal Tar e riducendo le aree per parco pubblico da bonificare da 93mila a 55mila metri quadri e riclassificando le differenze come aree produttive, e quindi rinunciando alla folle idea di un costoso ed inutile nuovo Central Park in mezzo ai rumorosi e puzzolenti capannoni, l’operazione di bonifica potrebbe essere sostenibile e presa in carico dagli acquirenti all’asta, senza l’inutile sperpero delle risorse pubbliche e senza provocare i gravi danni che l’esecuzione d’ufficio regionale di una parte della bonifica comporta alla procedura fallimentare". Per la curatela in gioco c’è davvero la possibilità di vendere l’area del fallimento, sistemare la zona, pagare i creditori, ma sul piatto ora c’è un "dimezzamento dei valori di vendita e quasi raddoppio dei costi di bonifica" che si aggirano sui 13 milioni di euro. Entrando nel merito del finanziamento con i fondi del Pnrr, nel ricorso si ritiene il decreto del Ministero della Transizione Ecologica "illegittimo in quanto l’area non può essere qualificata come ‘sito orfano’ e quindi manca un requisito".

Inoltre il Comune di Villasanta, a detta dei ricorrenti "non ha mai approvato un progetto definitivo comunale di bonifica, né ha chiesto alla Provincia di Monza e Brianza di emanare un’ordinanza di notifica di sito inquinato, né quindi ha fatto scattare la dichiarazione di pubblica utilità delle relative opere". Mentre "ora, all’improvviso, Regione Lombardia ha informato che l’area è stata inserita dal Ministero, come da sua richiesta, tra i 42 siti di bonifica all’interno della dotazione complessiva di 53 milioni di euro di fondi".

 

 

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