La OEB di Lissone
La OEB di Lissone
di Fabio Luongo Una quarantina di lavoratori non coinvolti nella rotazione della cassa integrazione e quindi non ancora rientrati in fabbrica da mesi, da quando sono scattati gli ammortizzatori sociali, con tutte le difficoltà del caso. E poi cessazioni di rapporti di lavoro attraverso accordi individuali senza coinvolgere le organizzazioni sindacali, mentre vige il divieto di licenziamento. Sono i problemi segnalati a più riprese da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil Monza e Brianza alla OEB (Officine Egidio...

di Fabio Luongo

Una quarantina di lavoratori non coinvolti nella rotazione della cassa integrazione e quindi non ancora rientrati in fabbrica da mesi, da quando sono scattati gli ammortizzatori sociali, con tutte le difficoltà del caso. E poi cessazioni di rapporti di lavoro attraverso accordi individuali senza coinvolgere le organizzazioni sindacali, mentre vige il divieto di licenziamento.

Sono i problemi segnalati a più riprese da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil Monza e Brianza alla OEB (Officine Egidio Brugola) di Lissone, impresa leader a livello mondiale nel settore delle viti a testa cava per motori. Tutte situazioni legate, secondo l’azienda, alla pandemia in corso, alle contrazioni nella produzione e al fatto che per questo non tutte le funzioni sono state ancora riattivate, mentre vengono bollate come "falsità" le accuse relative al mancato rispetto delle norme sull’interruzione dei rapporti di lavoro. Fiom, Fim e Uilm puntano il dito contro il fatto che "l’utilizzo della cassa integrazione riguarda sempre e solo i soliti lavoratori, che non sono mai stati fatti rientrare al proprio posto", e che "nonostante ci sia la possibilità non viene effettuata la rotazione".

Sotto accusa anche le modalità con cui sono avvenute le cessazioni di alcuni rapporti di lavoro. Dura la replica del presidente della OEB, Jody Brugola. "Abbiamo sempre rispettato tutte le norme, se hanno prove del contrario ci portino in tribunale – risponde – Trovo vergognose queste continue accuse gratuite e ingiuste. Spero che la cosa finisca: ora abbiamo bisogno della massima tranquillità per poter tornare ai livelli pre-Covid".

"Negli ultimi 3 anni abbiamo assunto più di 120 persone; ora, viste le difficoltà per via della pandemia, registriamo un calo di fatturato attorno al 15% e quindi è normale che si stia usando la cassa integrazione – continua Brugola – Quanto al fatto che non avvenga rotazione, può essere l’azienda a decidere quali sono le persone che le permettono una maggiore produttività? Abbiamo dato la precedenza ai più meritevoli. Se devo tenere un organico ridotto lo faccio privilegiando le persone che so che lavorano meglio. Se questo è scandaloso me ne farò una ragione".

"In questo momento – aggiunge – non possiamo avere in attività tutti i 470 dipendenti, ce ne sono 430: facciamo lavorare le persone specifiche che servono per far funzionare l’azienda, a fronte della riduzione di ordinativi e fatturato". Quando alle interruzioni di rapporti di lavoro, "alcuni, di fronte alla situazione, con un accordo consensuale hanno scelto di andare altrove".