L’artigiano degli anni Duemila. Giuseppe, meccanico di Sidney: inglese ed elettronica in tasca

Nato in Australia dai genitori emigrati, è poi tornato a San Rocco ripartendo come garzone. Esperienza e alta specializzazione, vede il futuro nero: "Solo un ragazzo su 20 vuole imparare". .

L’artigiano degli anni Duemila. Giuseppe, meccanico di Sidney: inglese ed elettronica in tasca

L’artigiano degli anni Duemila. Giuseppe, meccanico di Sidney: inglese ed elettronica in tasca

Il San Giuseppe artigiano degli anni 2020 fa il meccanico per auto, parla inglese fluentemente e si aggiorna costantemente su meccanica e meccatronica.

È la storia di Giuseppe Carnevale, icona dell’artigiano 2.0, titolare dell’Autofficina Sidney di via Podgora, a Monza (aderente a ConfArtigianato), conosciuto da tutti nel quartiere San Rocco, dove è cresciuto. Lo spirito d’iniziativa ce l’ha nel sangue.

È nato a Sidney in Australia, perché il papà e gli zii si erano trasferiti là, negli anni ‘60, all’epoca del boom economico, per aprire un’impresa edile. Poi nel 1974 la famiglia è tornata a Monza, dove lui è cresciuto, frequentando la scuola media Pertini (dell’istituto Koiné di San Rocco). Il mestiere si sa, si impara a bottega. E così, a 14 anni Giuseppe ha cominciato a lavorare come garzone in diverse officine di Monza e Brianza. La terra dei canguri gli era rimasta nel cuore e quindi, nel 1984, quando ha saputo che cercavano un meccanico europeo all’Alfa Romeo di Sidney per l’assistenza alle auto italiane non ci ha pensato due volte a trasferirsi. Poi le necessità di famiglia lo hanno riportato a Monza, con un bagaglio carico di esperienza e così ha aperto la sua attività che porta avanti da 35 anni, ma se si presentano clienti stranieri, l’inglese gli affiora sulla punta della lingua.

Lo conoscono tutti in quartiere e grazie alle recensioni a 5 stelle sul web, lo cercano da tutta la Lombardia. "Dagli anni ‘80 a oggi – racconta il signor Carnevale – il lavoro è molto cambiato, molto meno meccanico e artigianale e molto più elettronico e industriale. Per fare l’autoriparatore non basta la scuola, ci vuole una laurea in elettronica, per non parlare poi dei corsi di aggiornamento e patentini specialistici, senza i quali non è permesso lavorare". Auto ibride, auto a gas, elettriche, ricaricabili, ogni aspetto dell’autovettura richiede un apposito certificato, indispensabile per poter tenere aperta l’attività. Quindi i corsi di formazione e aggiornamento hanno cadenza mensile.

Ha accumulato una grande esperienza negli anni il signor Giuseppe, che però rischia di andare persa quando arriverà alla pensione. "I ragazzi di oggi difficilmente hanno voglia di imprendere in un’attività artigianale – spiega il meccanico – gli stagisti che arrivano dalle scuole hanno una preparazione sommaria e spesso poca voglia di imparare e mettersi in gioco. Prendono il diploma, poi solo 1 su 20 ha davvero fame di imparare il mestiere". Ora le normative sono cambiate, ma per parecchio tempo il reddito di cittadinanza ha disincentivato l’occupazione. I ragazzi chiedevano il lavoro in nero, da aggiungere al reddito di cittadinanza.

Un altro Giuseppe, meccanico a Villasanta, conferma le impressioni del collega: "Un tempo gli insegnanti degli istituti tecnici erano ex ingegneri dell’Alfa Romeo e delle grandi case automobilistiche, oggi sono insegnanti puri e quindi conoscono meno il lavoro sul campo e i ragazzi arrivano in officina impreparati. Anche perché non ne hanno tanta voglia". Amano il loro lavoro gli artigiani brianzoli e una volta in pensione lo ricordano con un velo di rimpianto. "Facevo assistenza tecnica alle macchine da stampa – ricorda Giuseppe Panzeri – all’epoca giravo tutta Italia, oggi più niente. In pensione non conviene neanche fare prestazioni occasionali: la pressione fiscale erode pensione e consulenze".