L’anno nero del lavoro. Con 70 esuberi a Brugherio. Candy guida la lista delle crisi annunciate

Crolla la domanda di elettrodomestici, incubo licenziamenti nel colosso delle lavatrici. La Fiom Cgil: "Roma non prende di petto la situazione, i casi Fimer e Gianetti la dicono lunga".

L’anno nero del lavoro. Con 70 esuberi a Brugherio. Candy guida la lista  delle crisi annunciate
L’anno nero del lavoro. Con 70 esuberi a Brugherio. Candy guida la lista delle crisi annunciate

La domanda ristagna, cala la produzione, "piovono richieste di ammortizzatori sociali". Fiom-Cgil Brianza lancia l’allarme: "Fine anno difficile e avvio di 2024 ancora più critico sul territorio – dice il segretario generale Pietro Occhiuto –. In cima alla lista delle preoccupazioni c’è Candy. Dopo oltre 15 anni di cassa integrazione a più riprese siamo alla resa dei conti: le disponibilità è finita. I presupposti sono quelli del licenziamento di 70 operai su 300 in produzione (ma gli occupati di Haier a Brugherio sfiorano i mille). Quasi un terzo di chi è al lavoro sulle linee che sfornano lavatrici in Brianza".

La cura cinese non sembra dare risultati attesi, dopo la cessione dei Fumagalli, famiglia del fondatore, al gruppo asiatico nel 2018. In un contesto generale difficile, colpa anche "della crisi tedesca – spiegano i metalmeccanici – mancano gli ordini e l’effetto domino del pessimo stato di salute della prima economia europea si riflette qui". Fra le filiere più importanti della provincia che ne risentono "c’è proprio l’elettrodomestico. A Solaro, l’altro caso eclatante, Electrolux, con tagli annunciati nel mondo di 3mila dipendenti". Pesano la flessione dei ricavi del 5% e delle vendite del 7,9%, nonostante un risultato operativo tornato in positivo, il colosso svedese ricorre alla sforbiciata. Nuvoloni neri anche sull’automotive, altro settore di riferimento per l’area. "Il calo della produzione che coinvolge tutti i segmenti – sottolinea il sindacalista – benzina, diesel, ibrido ed elettrico è sempre frutto dell’andamento del mercato tedesco in picchiata. E noi di conseguenza. Le nostre aziende sono legate a doppio filo alle sue case automobilistiche alle quali inviano componenti". La differenza con l’elettrodomestico "è che qui possiamo ricorrere agli ammortizzatori. Ma la situazione ci preoccupa molto. Soprattutto – aggiunge Occhiuto – per la mancanza di politiche industriali. Il governo tace e i lavoratori saranno costretti a fare i conti con una riduzione del reddito".

Per le stesse ragioni di fondo naviga in acque difficili anche la catena dei microchip: "Gli ordini sono ridotti". L’evoluzione per le tute blu si preannuncia amara: "Lo scenario a breve e medio termine è di sofferenza con stipendi tagliati e il caro vita che non molla, anche se l’inflazione scende, ma non sul carrello e sui tassi dei mutui: le famiglie soffrono. Si prendono meno soldi e si spende di più. Una situazione che non potrà reggere a lungo". Anche perché "Roma non prende di petto le crisi: i casi Fimer e Gianetti la dicono lunga. La vertenza nella fabbrica degli inverter e delle colonnine elettriche a Vimercate – ricorda il segretario – si trascina da più di due anni e ancora per il centinaio di addetti rimasti non si vede la luce. Mentre il marchio che produceva ruote per i grandi nomi dei veicoli industriale, Iveco, Man e Mercedes e per Harley Davidson è stato condannato a risarcire i dipendenti licenziati via e-amil un anno e mezzo dopo avere chiuso i battenti. È evidente lo scollamento delle istituzioni con la realtà. Per non perdere altri posti bisogna recuperare".