di Fabio Luongo Cantautore della Brianza per eccellenza e pioniere della musica dialettale nel nostro territorio, si era fatto apprezzare già quarant’anni fa per la sua ironia, la sua attenzione alla realtà e la sua originalità anche su un palco ostico a certi percorsi come quello di Sanremo. Ora è arrivato pure il riconoscimento ufficiale della Regione, che gli ha assegnato ieri la Rosa Camuna, la massima benemerenza lombarda. Un premio che...

di Fabio Luongo

Cantautore della Brianza per eccellenza e pioniere della musica dialettale nel nostro territorio, si era fatto apprezzare già quarant’anni fa per la sua ironia, la sua attenzione alla realtà e la sua originalità anche su un palco ostico a certi percorsi come quello di Sanremo. Ora è arrivato pure il riconoscimento ufficiale della Regione, che gli ha assegnato ieri la Rosa Camuna, la massima benemerenza lombarda. Un premio che suona come un doveroso omaggio al brioschese Francesco Magni, artista tra i maggiori della canzone d’autore lombarda, con una carriera cominciata negli anni Settanta e che lo ha visto collaborare con nomi di primo piano della scena italiana.

"Cantautore ironico e profondo conoscitore dell’animo umano - recita la motivazione -. Con la sua produzione artistica e le sue composizioni in dialetto ha saputo raccontare e farci amare le storie popolari e i personaggi della amata Brianza". "Sono contento, peccato solo che si sia dovuto ridurre tutto a una situazione telematica, a distanza, che è per forza un po’ più asettica, ma ce la godiamo così - racconta Magni -. Per chi fa questo mestiere sarebbe stato bello festeggiare in teatro, suonando qualche canzone. Ma naturalmente fa comunque piacere. Una gioia forse crepuscolare, che immalinconisce un poco, perché bisognerebbe aiutare chi ha doti e capacità mentre sta realizzando le cose, non al termine del percorso. Ma in ogni caso evviva".

"Noi brianzoli e lombardi spesso, per una certa sobrietà, ci sottovalutiamo rispetto a musiche che arrivano magari da oltreoceano, ma non ci manca nulla - spiega il 71enne cantautore -. Nutriamo complessi di inferiorità rispetto ad americani e inglesi, sopravvalutiamo l’esotismo e buttiamo via quello che abbiamo in casa. C’è tutto un patrimonio culturale che andrebbe rivalutato". L’ultimo disco pubblicato da Magni è "Maramao", capitolo più recente di un lungo viaggio che lo ha portato a lavorare agli inizi, negli ‘70, con Nanni Svampa e poi con Moni Ovadia, allora leader del Gruppo Folk Internazionale, che produsse le favole moderne contenute negli album "Il Paese dei bugiardi" e "Cocò". Nel 1980 arrivò il Festival di Sanremo, dove con la canzone "Voglio l’erba voglio" Magni vinse il Premio della Critica.