Aggredito a muso duro all’ingresso del supermercato. Insultato e accusato di essere un pericolo pubblico perché infermiere in prima linea nella guerra al coronavirus. E quindi un potenziale veicolo di contagio. Solo l’immediato intervento del personale di sicurezza del negozio ha evitato che la situazione degenerasse. "Quell’uomo mi ha fatto sentire un infetto", lo sconforto del...

Aggredito a muso duro all’ingresso del supermercato. Insultato e accusato di essere un pericolo pubblico perché infermiere in prima linea nella guerra al coronavirus. E quindi un potenziale veicolo di contagio. Solo l’immediato intervento del personale di sicurezza del negozio ha evitato che la situazione degenerasse. "Quell’uomo mi ha fatto sentire un infetto", lo sconforto del giovane infermiere arruolato nei reparti Covid del San Gerardo di Monza. "Ma come? – si chiede – Prima eravamo eroi e adesso siamo untori? Il fatto reale è che molti ci chiamano eroi soltanto sui social: fai tanto per il prossimo e poi vieni trattato in questo modo. Ti cadono le braccia". Quello riservato al personale sanitario non è un privilegio: avere la precedenza al supermercato è un piccolo gesto di riconoscenza per i sacrifici e i rischi affrontati giorno e notte. Perché "con turni continuati anche di 10 ore, il tempo vivibile in una giornata è ridotto al minimo. Ti restano tre ore, tolte quelle in cui provi a dormire". Anche se "da un mese molti di noi hanno perso il sonno – confessa –. Arrivi a casa stravolto, crolli, ma fai tanti brevi sonni. Troppi pensieri. E anche quando dormi, sei tormentato: l’altro giorno mi sono svegliato con in testa il suono degli allarmi dei monitor della terapia intensiva".

Ecco perché medici e infermieri hanno la possibilità di non fare le code chilometriche fuori dai supermercati. "Io l’ho fatto martedì, con il carrello ho sfilato la coda fuori dall’Esselunga e già mi sono accorto che una persona in fila stava imprecando nei miei confronti – racconta –. L’ho ignorato, ma lui mi ha seguito : quando davanti l’ingresso ho mostrato il badge dell’ospedale al vigilante, quel cliente, senza rispettare il distanziamento sociale e con aggettivi poco ortodossi, mi ha invitato a stare a casa poiché potrei essere un pericolo per la società. Fortunatamente l’intervento della security ha impedito il peggio".

Marco Galvani