Ilaria Salis, Tajani al ministro ungherese: “Nessuna interferenza”. A Roma scritte minatorie contro di lei

A supporto dell’insegnante di Monza, detenuta a Budapest, un corteo ha sfilato a Milano. Ma vicino all’ambasciata sono comparsi insulti alla donna e inni al fascismo

Un momento della fiaccolata per Ilaria Salis, ieri a Milano

Demostrators takepart in the solidarity torchlight vigil for Ilaria Salis detained in a Hungarian prison in Milan, Italy, 28 February 2024. Roberto Salis, who is taking part in the torchlight vigil in Milan this evening for his daughter, who has been detained in Hungary for over a year on charges of assaulting two right-wing extremists, replied to the Hungarian minister Peter Szijjartó, who met his colleague in Rome today Antonio Tajani. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Milano, 29 febbraio 2024 – Il caso di Ilaria Salis continua a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica, italiana e ungherese: da una parte la linea del governo di Meloni che cerca di tutelare l’insegnate monzese, senza però perdere i rapporti con il governo di Viktor Orbán e dall’altra linea, durissima, del governo ungherese, che non intende fare passi indietro sulla vicenda.

L’insegnante monzese di 39 anni è stata arrestata l’11 febbraio 2023 a Budapest, con l’accusa di aver aggredito alcuni militanti neonazisti: si trova detenuta preventivamente in un carcere di massima sicurezza. 

Ieri, mercoledì 28 febbraio, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il corrispettivo italiano Antonio Tajani hanno avuto un colloquio per fare un punto della situazione, ma l’incontro non è andato come sperato e Szijjártó ha commentato duramente la volontà dell’Italia di tutelare Ilaria Salis. 

La posizione dell’Ungheria: “Salis non è una martire”

Il commento del ministro Péter Szijjártó, è arrivato in tarda giornata tramite i suoi canali social: “Sono scioccato dalle reazioni italiane. Questa signora (Ilaria Salis) è stata presentata qui in Italia come una specie di vittima, una martire – ha commentato Szijjártó –  In Ungheria le persone sono state quasi uccise. La gente è stata quasi picchiata a morte nelle strade, e poi questa signora viene dipinta come una martire o la vittima di un processo ingiusto”.

"Nessuno, nessun gruppo di estrema sinistra, dovrebbe vedere l'Ungheria come una sorta di ring di boxe dove venire a pianificare di picchiare qualcuno a morte".

La replica di Tajani

Alle dure parole del ministro degli Esteri ungherese, il corrispettivo italiano ha risposto soffermandosi non tanto sul caso giudiziario in sé quanto piuttosto sulla garanzia di sicurezza in linea con le direttive europee, a cui anche l’Ungheria dovrebbe sottostare. 

“Siamo garantisti, abbiamo detto quello che si può fare. Siamo in costante contatto con la famiglia. Abbiamo consegnato un documento scritto al ministro degli Esteri ungherese per dire quello che noi possiamo fare qualora venissero concessi gli arresti domiciliari – ha riferito Tajani –  Alla signora Salis deve essere garantita la sicurezza della detenuta agli arresti domiciliari e dei suoi famigliari".

La richiesta dei domiciliari

Come più volte sostenuto dal governo Meloni e dallo stesso Tajani, gli uffici diplomatici italiani stanno cercando una via per far uscire Salis dal carcere e concederle gli arresti domiciliari, ovviamente in suolo ungherese.

Nell’anno di detenzione invece Salis ha raccontato di trovarsi in condizioni precarie, sia nelle telefonate ai famigliari, sia nelle pagine del suo diario personale. Inoltre, il modo in cui è stata presentata durante l’udienza dell’11 gennaio 2024 in tribunale ha scatenato indignazione nell’opinione pubblica e politica: l’insegnante di Monza è stata portata in tribunale in catene, con le manette ai polsi e i piedi legati da due cinturoni. Le catene erano unite tra loro con un sistema che terminava con una corda in metallo, tenuta in mano da un poliziotto per evitare che Salis potesse muoversi liberamente.

“Ilaria Salis”, croci celtiche e inni al fascismo

Nel frattempo, dopo le parole di Péter Szijjártó e di Antonio Tajani, ieri sera un corteo ha sfilato per le vie di Milano a sostegno di Salis, denunciando le condizioni in cui è detenuta e chiedendo al governo di fare il possibile per riportarla in Italia.

Ma a Roma il caso Salis ha portato un una reazione completamente diversa: scritte contro l’insegnante e una croce celtica sono comparse nella tarda serata di ieri su un muro nei pressi dell'ambasciata d'Ungheria a Roma. Tra le frasi, effettuate con spray nero, apparse in via Marcello Malpighi: "Ilaria muori" , "Camerati liberi" e "Il fascismo non si processa". Sul posto i poliziotti del commissariato Porta Pia, che hanno proceduto alle indagini. Al vaglio le telecamere di zona per risalire agli autori delle scritte.  Le scritte, accompagnate da una croce celtica, sono state rimosse.