Il rito della Quaresima. Quel Calvario srotolato da oltre 150 anni. Ora serve un “miracolo“

Venne dipinto in città sotto gli occhi dei fedeli come catechesi per immagini. In centinaia tornano ogni anno ad ammirarlo, ma ha bisogno di restauro.

Il rito della Quaresima. Quel Calvario srotolato da oltre 150 anni. Ora serve un “miracolo“

Il rito della Quaresima. Quel Calvario srotolato da oltre 150 anni. Ora serve un “miracolo“

Il rito si ripete ogni anno, in una piccola chiesa nel centro storico. All’inizio della Quaresima, dietro un monumentale altare fatto di marmi pregiati che risalgono al XVIII secolo, nel presbiterio della chiesa Santa Maria al Carrobiolo, viene srotolata una singolare opera pittorica. Le sue dimensioni sono notevoli, 8 metri per 9. Dipinta a tempera su tela, raffigura la scena di quello che è un avvenimento di importanza storica, soprattutto per i fedeli cristiani: il Calvario, dove Gesù fu crocefisso in mezzo a due ladroni. Chi lo dipinse, anzi chi lo commissionò 156 anni fa, intendeva illustrare alla popolazione anche più semplice il mistero della passione. Una catechesi per immagini. E un “unicum“ a Monza e in Brianza.

L’opera, ancor oggi ammiratissima, fu progettata dalla comunità dei padri Barnabiti del Carrobiolo, guidata dal Superiore padre Luigi Maria Villoresi (1814- 1883) che ne affidò l’esecuzione a un noto disegnatore, pittore, scenografo e architetto dell’epoca, Pietro Ferrabini di Rancio di Lecco.

Ci sono le prove e testimonianze dell’epoca a dimostrarlo. I Barnabiti le hanno raccolte, conservate e studiate. La realizzazione della pittura del Calvario, secondo gli esperti dello stesso Carrobiolo, pare sia stata ispirata da un quadro della Crocefissione dipinto ad olio su tela dal celebre pittore cremonese Antonio Campi (1523-1584), donata da San Carlo Borromeo alla Comunità barnabitica di Monza, "Come si legge - fa notare padre Enrico Maria Sironi - alla base della nicchia lignea che la incornicia, attualmente conservata nel passaggio dalla Comunità verso la sagrestia della chiesa di Santa Maria al Carrobiolo, chiesa che è stata consacrata dal Santo Arcivescovo di Milano il 15 giugno 1584 poco prima della sua morte avvenuta il 3 novembre dello stesso anno".

A conferma di quanto detto viene, "osservando bene la pittura del Ferrabini, è infatti possibile riscontrare, particolarmente nel gruppo della crocefissione, un chiaro richiamo alla stessa disposizione e agli stessi atteggiamenti di Maria e delle donne accanto a lei, di Giovanni l’amico prediletto di Gesù, della Maddalena e dei soldati a cavallo, che si vedono nell’opera più complessa e articolata del Campi". L’intento originale era dunque "quello di arrivare a riprodurre in grandi dimensioni la tela del Campi, almeno la parte centrale, quella del Calvario appunto, da esporre nell’abside della chiesa del Carrobiolo, nella Settimana Santa in particolare, a comune edificazione dei fedeli". "Un intento geniale e bene riuscito - conclude padre Sironi -, oltre che realizzato con molta cura, perché la collocazione della sacra rappresentazione era prevista nel contesto architettonico e in perfetta sintonia con lo stile della chiesa cinquecentesca". La tela è chiarissima. C’è tutto: Maria addolorata vicino alla Croce, con l’apostolo Giovanni, di spalle, mentre rivolge lo sguardo al figlio crocefisso. Con lei vi sono altre due donne, la sorella e Maria di Cléofa. Ai piedi della Croce si vede Maria di Magdala in ginocchio e dietro di lei una persona che regge una canna con la spugna. A lato stanno due guardie romane a cavallo. Sullo sfondo si intravede la città di Gerusalemme. Nella parte inferiore, alcuni soldati stanno tirando a sorte la tunica di Gesù. Sono ben visibili i dadi. A destra vi sono alcuni notabili, Scribi e Farisei che discutono e provocano Gesù". "Sul retro della nostra tela - spiegano i Barnabiti - spicca una precisa iscrizione autografa dell’artista. La sacra rappresentazione è anche ecumenicamente corretta… pure un fedele ortodosso, protestante, anglicano o appartenente a qualsiasi altra confessione cristiana, davanti a questo Calvario, può infatti meditare con frutto e pregare con Gesù Cristo a favore del ristabilimento dell’unità da lui voluta per la sua Chiesa". Negli Acta, Atti della comunità nell’Archivio del Carrobiolo, scritti in lingua latina dal padre Girolamo Maria Penati, cancelliere della comunità, si legge che il 20 marzo 1865 "è giunto tra noi l’egregio e pio pittore Pietro Ferrabini per dipingere la scena a devozione delle tre ore in cui Gesù Cristo in croceha reso lo spirito". Una nota, come un perfetto cronista, che conferma come la pittura sia stata eseguita proprio a Monza,il 13 aprile. I fatti destarono grande curiosità pubblica, vedere dipingere un quadro di quelle dimensioni destò l’attenzione della popolazione. Diverse le cronache dell’epoca raccolte nell’archivio dai Barnabiti, e che raccontano ad esempio di come "i Chierici del nostro Noviziato hanno partecipato con musiche e canti". E "quale ingente moltitudine di fedeli è accorsa!".

E ancora, "in questi giorni per tutta la città non si è sentito parlare di altro". Attualmente lo stato della grande tela del Calvario è in condizioni di soddisfacente visibilità – fanno notare dal Carrobiolo –, anche se un po’ sbiadita soprattutto nella parte alta del dipinto, purtroppo proprio dove è raffigurato Gesù Crocifisso. "Evidenti sono i segni del tempo trascorso e del conseguente deterioramento che reclamano un adeguato restauro conservativo della grande pittura, al fine di ravvivarne le immagini e i colori, anche a favore della venerazione, come l’opera merita e i fedeli auspicano. Ogni generosa offerta sarà accolta con gratitudine".