“Il Delfino di Lucio Fontana non si vende”. L’opera deve restare nella piscina dello Sporting Club di Monza

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dell’immobiliare proprietaria della villa dell’industriale Tagliabue

"Il Delfino di Lucio Fontana non si vende"

"Il Delfino di Lucio Fontana non si vende"

Volevano vendere all’asta all’estero la statua di delfino realizzata dal celebre artista Lucio Fontana, invece la monumentale opera dovrà tornare a fare da fontana alla piscina dello Sporting Club. Lo ha deciso il Consiglio di Stato, che ha respinto definitivamente il ricorso presentato dall’immobiliare proprietaria della ex residenza della famiglia di petrolieri Tagliabue.

Il delfino, lungo tre metri e mezzo, in ceramica smaltata di Albisola color rosso bruciato, con toni bruni verso le pinne e la coda, fu commissionato da Ettore Tagliabue a Lucio Fontana nel 1951 in aggiunta alla piscina voluta dalla moglie del petroliere nel grande parco della villa, una vasca completa di una scultura astratta per giochi subacquei fatta realizzare l’anno precedente su progetto del maestro del razionalismo Giulio Minoletti. La lussuosa dimora è poi passata allo Sporting club che, anche a causa della necessità di affrontare grossi lavori di manutenzione, ha deciso di vendere il delfino, valutato dai siti esperti in opere d’arte in circa mezzo milione di euro.

La statua dell’artista italo-argentino è stata collocata in un deposito in Brianza e, prima di consegnare l’opera alla società InnAuction di Innsbruck, incaricata della vendita all’asta, già pubblicizzata, la proprietà aveva ottenuto l’ok dalla Sopraintendenza ai Beni Culturali, che poi però è tornata sui suoi passi, negando l’espatrio. Inutile il ricorso al Tar e poi anche al Consiglio di Stato. Secondo i giudici il delfino "non aveva solo uno scopo ornamentale, ma anche funzionale ed impiantistico a servizio della piscina, trattandosi di una fontana zampillante dalle narici, collegata alle tubature per il passaggio dell’acqua".

Non importa che la statua non fosse inclusa nel progetto originario della piscina perché "era già stata apposta a corredo della piscina nell’agosto del 1951 all’atto dell’inaugurazione". Quindi si può affermare che "fin dall’origine la piscina è stata caratterizzata dal Delfino quale suo elemento architettonico distintivo".

Il vincolo a non lasciare uscire l’opera d’arte dall’Italia e il suo valore culturale si identificherebbero nel fatto che la piscina con i suoi annessi "rappresentino un passaggio importante all’interno della carriera professionale dell’architetto Minoletti e dell’artista Fontana e un caso emblematico della cultura del tempo, dove la fusione di uno specifico programma scultoreo e di una sapiente progettazione architettonica ha concretizzato una composizione artistica omogenea di elevato valore" e il manufatto risulta "espressione del gusto e dello stile di vita degli imprenditori italiani protagonisti del boom economico" e "manifesta un mecenatismo caratteristico degli industriali del secondo Dopoguerra che esprime le relazioni intercorrenti tra vari settori della società, mondo politico, produttivo-industriale, dello spettacolo, negli anni della ricostruzione post-bellica".