Il copri-orecchie dei predoni di case. Smascherati dal Dna e condannati

I georgiani, autori di almeno 20 colpi, nella fuga dopo l’ultimo assalto avevano perso anche il cappellino . Avevano picchiato un poliziotto in pensione che li aveva sorpresi: dovranno scontare 6 anni e mezzo di prigione.

Il copri-orecchie dei predoni di case. Smascherati dal Dna e condannati
Il copri-orecchie dei predoni di case. Smascherati dal Dna e condannati

Sei anni e mezzo di reclusione per i due georgiani specializzati nei furti in abitazione e individuati dopo un ennesimo colpo a Monza, dove erano incappati nel padrone di casa ed erano fuggiti dimenticandosi un copriorecchie e un cappellino da cui è stato rilevato il dna.

La condanna della gup del Tribunale di Monza Elena Sechi è arrivata nel processo con il rito abbreviato per un 37enne e un 38enne senza fissa dimora ritenuti responsabili di almeno 20 colpi tra Lombardia e Veneto con un bottino da oltre 100mila euro fra gioielli e contanti. I due georgiani erano stati arrestati dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Monza e Brianza lo scorso aprile e sono ancorain carcere. Le indagini avevano avuto inizio da una rapina commessa a Monza il 9 marzo 2022 dove due persone, entrate di sera in un appartamento di via Reina, al quartiere Cederna, erano state messe in fuga dal proprietario e intercettate lungo le scale del condominio da un poliziotto in pensione, con cui avevano ingaggiato una colluttazione in seguito alla quale avevano guadagnato l’uscita con la refurtiva, commettendo così il reato di rapina. Nel sopralluogo i poliziotti avevano rinvenuto un copriorecchie e un cappellino abbandonati durante la fuga. E avevano visionato le immagini a circuito chiuso delle telecamere lungo le vie di avvicinamento e fuga dei banditi. Gli approfondimenti investigativi avevano portato ai due cittadini georgiani, di fatto senza dimora e gravitanti su Bari, particolarmente attivi nei furti in appartamenti. Predoni che scattavano fotografie durante i sopralluoghi nei condomini dove poi commettevano i furti, scambiandosi le informazioni tramite le applicazioni di messaggistica istantanea. Intanto gli esperti del Gabinetto regionale della polizia scientifica hanno scoperto che il Dna di uno dei due combaciava con quello estratto dalle tracce biologiche trovate sul paraorecchie. Ulteriori accertamenti hanno consentito di circoscrivere il terreno di caccia dei predoni e l’area predatoria territoriale dei due, fra Lombardia e Veneto. Gli investigatori, dopo aver decifrato il contenuto di alcune chat in lingua georgiana, confrontando i luoghi individuati con i tabulati telefonici degli indagati, sono riusciti a far coincidere le date dei colpi con tutte le denunce sporte dalle vittime. Ne è scaturito un elenco di 20 furti in abitazione. Tutti con le stesse modalità, con refurtiva contanti, orologi, gioielli, monili, elettrodomestici, telefonini, tablet.