PAOLO VERRI
Cronaca

Il conte che disegnò il Parco. Dalla direzione della Scala a consulente del Canonica. La riscoperta di Ercole Silva

Da un documento di oltre due secoli fa scovato quasi per caso all’Archivio di Stato l’ingegner Pierluigi Tagliabue ha ricostruito i meriti dimenticati di una famiglia eccezionale.

Il conte che disegnò il Parco. Dalla direzione della Scala a consulente del Canonica. La riscoperta di Ercole Silva

Il conte che disegnò il Parco. Dalla direzione della Scala a consulente del Canonica. La riscoperta di Ercole Silva

Quando cominciò a scartabellare fra i documenti storici conservati nell’Archivio di Stato di Milano, si imbattè in una carta a cui nessuno aveva mai fatto caso. Una lettera, vecchia di oltre duecento anni, nella quale c’era la prova che Luigi Canonica, l’architetto svizzero a cui si deve la realizzazione del Parco di Monza, aveva voluto al proprio fianco come consulente quello che all’epoca era considerato il “padre“ dei Giardini all’Inglese, concepiti secondo una nuova concezione che avrebbe presto rivoluzionato anche il nostro Paese. A cominciare proprio dal Parco di Monza. Perché se esiste un giardino della Villa Reale, se esiste un Parco di Monza, non si deve soltanto agli Asburgo o al Canonica un mattoncino si deve anche a uno dei più celebri e rinomati trattatisti di giardini della sua epoca che diede la sua personale e preziosa consulenza alla creazione di uno dei gioielli ammirati ancora oggi da migliaia di persone. Dopo aver personalmente progettato un perfetto esempio di giardino all’inglese nella villa di famiglia, l’odierna Villa Ghirlanda a Cinisello. Si chiamava Ercole Silva e, tra la fine del Settecento e l’inizio del secolo successivo, rivestì un ruolo significativo anche per Monza. Lo ha scoperto e racconta un libro appena pubblicato e che verrà donato al sistema di Brianza Biblioteche.

Si intitola “Ercole Silva e i conti di Biandrate” e il suo autore è un brianzolo doc: si chiama Pierluigi Tagliabue, classe 1928, nato a Monza vive a Sovico, e dopo una vita trascorsa nel settore petrolifero – la sua famiglia ha riscaldato anche la Villa Reale di Monza per conto dei Savoia e prima di fondare la Lonbarda Petroli – negli ultimi anni ha dedicato le proprie energie alle ricerche storiche. E come storico dilettante, è già arrivato al suo terzo libro, dopo i lavori sui Giardini Arciducali di Monza e sulla Villa Rossi Martini di Sovico. Tornato a pubblicare con la casa editrice Mimesis e il Centro documentazione Residenze Reali Lombarde “Lionello Costanza Fattori”, Tagliabue fa luce non solo sulle origini del Parco di Monza ma anche su una famiglia legata a doppio filo a questo territorio: i Silva di Biandrate. Illuminati, scienziati, bibliofili. "Non ho la minima idea di scrivere la biografia di Ercole Silva - mette le mani avanti con il suo understatement Pierluigi Tagliabue - ma solo di mettere a disposizione degli studiosi tutto quanto da me trovato". Un compendio di ricerche frutto di anni di studi. I Silva furono una famiglia importante. Dopo essersi arricchiti con le forniture di derrate alimentari all’esercito spagnolo che dominava a Milano nel Seicento, riuscirono a conquistare l’ambito titolo di nobili. La figura di Donato Silva II, seppellito al Famedio, prototipo di detective della scienza, si fece costruire “il cannocchiale più grande“ e il primo orto botanico del Milanese. E si battè per affermare il valore della scienza contro le credenze popolari, la magia e la superstizione. Suo nipote Ercole ne fu profondamente influenzato.

E diventò scrittore, bibliofilo (la sua vastissima biblioteca è andata dispersa ma se ne possono trovare tracce ancora oggi in mezzo mondo), collezionista… e artista-giardiniere. In Italia tradusse per primo un testo fondamentale sui Giardini all’Inglese. E ne diede l’esempio, realizzandone un perfetta testimonianza nella propria villa di delizia a Cinisello (oggi Villa Ghirlanda).

Profondo intenditore di botanica e scienze naturali, e appassionato di musica, Ercole Silva fu legato anche alla sua Milano, dove diresse il teatro alla Scala e il suo corpo di ballo. Ricorda Tagliabue: "Parecchi anni fa effettuai delle ricerche presso l’Archivio di Stato di Milano: l’obiettivo era il possibile rinvenimento di documenti sul giardino della Villa Reale di Monza, quello progettato dal Piermarini, giardino di cui non si sapeva nulla e che molti assicurano non fosse mai esistito… Il caso mi fece trovare una lettera del Ministero dell’Interno del Regno d’Italia del 22 agosto 1805 nella quale Canonica veniva autorizzato a costruire un vivaio per le piante necessarie al futuro Parco, e veniva accettata la sua proposta di collaborazione con il conte Ercole Silva… evidentemente l’architetto voleva utilizzare le capacità di giardiniere-artista che il conte aveva ampiamente dimostrato di possedere. Tutti i documenti da me rintracciati in questi anni di ricerche sono riportati in questo volume".

Marina Rosa (presidente del Centro documentazione Residenze Reali Lombarde, già Direttore della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano) riconosce nella prefazione: "Ercole Silva può essere definito, senza ombra di dubbio, uno dei più celebri trattatisti di giardini d’Italia e d’Europa...", è alle sue teorie che "Canonica si ispira nel progettare l’adeguamento della porzione formale dei giardini arciducali al nuovo gusto. È lui che, moltoprobabilmente, lo consiglia e supporta nella fase di formazione del parco... e di un vivaio funzionale alla formazione del nuovo parco".