Giovanni Ugo, il barone rampante brianzolo: pota e cura gli alberi volando fra le loro chiome

Otto volte campione italiano di tree climbing e quinto nella hit mondiale. Da bambino amava arrampicarsi sulle piante, ora lo fa per mestiere e insegna ai più giovani

Giovanni Ugo
Giovanni Ugo

Giovanni Ugo è il barone rampante della Brianza e oltre. È un arboricoltore e tree climber, cioè si prende cura degli alberi arrampicandocisi sopra, opportunamente imbragato, e potando i rami a mano. Questa è diventata anche disciplina sportiva, come l’arrampicata su roccia, e infatti Giovanni è otto volte campione italiano di tree climbing, una volta campione europeo e quinto nella classifica generale mondiale.

L’ultimo campionato lo ha disputato in Basilicata nel 2023 e ora trasmette la sua passione come insegnante. Ma in carriera ha disputato 50 campionati, di cui 20 italiani. La sua è una passione nata da piccolo, quando si arrampicava sui tronchi e costruiva le casette sugli alberi. Poi è riuscito a trasformarla in un lavoro e anche in uno sport.

"Facciamo potature e manutenzioni in quota, in luoghi inaccessibili ai mezzi meccanici o in aree protette in cui i camion rovinerebbero il sottobosco — spiega — Poi ho scoperto che esistono le gare di arrampicata sulle piante". Quando ha scelto di fare il giardiniere a vent’anni non c’erano scuole di agraria specifiche, perciò si è ritrovato a fare l’arboricoltore grazie ai maestri Renato Comin e Alberto Anzi. Attualmente lavora per la Dendrotec di Monza, occupandosi di lavori specializzati di arboricoltura e manutenzione degli alberi. È coordinatore responsabile dei campionati italiani di Tree climbing per Sia, società italiana di arboricoltura che organizza le gare e raggruppa gli arboricoltori italiani. Ha insegnato alla Scuola Agraria del Parco di Monza.

"È un lavoro molto faticoso – dice – lavoriamo in quota con il caldo, il freddo, la pioggia e la fatica, tagliando i rami a mano. Il corso dura un anno da tirocinante, per imparare le nozioni di sicurezza, ma poi occorre la pratica, perciò per essere professionisti formati ne occorrono almeno due, perché ogni albero è diverso. È impossibile standardizzare le nozioni, occorre l’esperienza. Siamo circa 400 professionisti in Italia. Per i giovani c’è futuro in questa specifica nicchia, ma solo se non si scende a compromessi e si accettano lavori di alta qualità, puntando alla corretta gestione dell’albero. È un mestiere in crescita, in cui c’è uno spazio lavorativo".

Occorre avere prestanza fisica, atleticità, non avere paura del vuoto, non soffrire di vertigini e avere tanta passione, per un lavoro non comune. Attualmente Giovanni si sta occupando del bosco verticale di Milano. Richiede di calarsi dall’alto dell’edificio per curare enormi piante in vaso, tipo bonsai, ma alte fino a dieci metri, tutte chiomate e ramificate a 360 gradi.

Da anni si occupa degli alberi di Villa Carlotta sul lago di Como: oltre 1.000 alberi censiti e catalogati, e poi del Regolone, sopra Menaggio. È un albero monumentale da 9,7 metri di circonferenza, che ha 400 anni, tutelato da Italia Nostra. "È un lavoro interessante e di grande responsabilità – racconta – ne abbiamo verificato la stabilità, rimosso il legno morto, all’esterno, ma mantenendo l’ecosistema di funghi e insetti dentro e fuori".

Si occupa dei platani di Villa Borghese a Roma, mentre tra poche settimane Giovanni e il suo team sposteranno un platano di 600 anni, 1 metro di diametro, alto 28 metri e pesante 100 tonnellate, perché intralcia la realizzazione della Biblioteca europea di Milano, ma è un "delitto" abbatterlo. Spostandolo di 100 metri continuerà a vivere. La stessa richiesta è nata da un industriale bresciano che, dovendo ristrutturare un cascinale, ha deciso di spostare un grosso albero del suo vigneto, anziché abbatterlo, per lasciarlo in eredità ai figli. L’operazione costa quanto un’auto, ma un albero dura molto di più.