I Giardini reali e i loro “segreti“. Torna alla luce la grotta di Polifemo

A marzo partirà il restauro conservativo di uno degli elementi scenografici originali del Piermarini progettato con il Tempietto neoclassico, il lago dei cigni con la statua di Nettuno e il giardino roccioso.

I Giardini reali e i loro “segreti“. Torna alla luce la grotta di Polifemo
I Giardini reali e i loro “segreti“. Torna alla luce la grotta di Polifemo

È un’apertura tonda e ricorda il cratere di un vulcano per richiamare le pendici dell’Etna, la terra dei Ciclopi, e in particolare la grotta di Polifemo. Un luogo realizzato come un orrido e con un’articolata simbologia per condurre chi vi entra nell’episodio classico raccontato nell’Odissea, della forza bruta del ciclope piegata dall’intelligenza di Ulisse: un’allegoria della natura che può essere guidata dall’uomo e, in questo caso, dalla mano di un sapiente giardiniere. È l’Antro di Polifemo, come viene chiamato per la prima volta dal conte Ercole Silva nel suo celebre trattato “Dell’arte dei giardini inglesi“ pubblicato nel 1801. È uno dei luoghi più caratteristici dei Giardini della reggia voluta da Maria Teresa d’Austria. E assieme al Tempietto neoclassico, al Lago dei Cigni con la statua di Nettuno e il giardino roccioso, è uno degli elementi scenografici originali progettati da Giuseppe Piermarini per realizzare i giardini all’inglese a contorno della Villa Reale. È datato 1795 ed è un elemento di epoca asburgica, precedente quindi ai successivi interventi del periodo francese firmati da Luigi Canonica, ma da anni è in stato di abbandono. Ora, però, si prepara alla rinascita: a marzo partiranno i lavori di restauro conservativo, intervento inserito nella Fase 1 dell’Accordo di programma per la valorizzazione del complesso monumentale Villa e Parco, finanziato dalla Regione. "Il progetto, autorizzato dalla Soprintendenza e dal Parco Valle Lambro – commenta il direttore della reggia, Giuseppe Distefano – prevede il ripristino dell’apertura originaria dell’Antro e l’integrazione delle parti mancanti, la pulitura e la rimozione dei depositi superficiali dai paramenti in ceppo esterni e interni".

In particolare saranno rifatte le stuccature rimosse, la pavimentazione esterna e interna all’Antro verrà realizzata in ciottoli di fiume recuperando quelli ritrovati sul posto, mentre l’area esterna verrà coperta con ghiaietto di cava. Il primo passo sarà la ripulitura del sito, a partire dalla rimozione dello strato di terra di circa 80 centimetri con cui nel 1987 fu coperta l’area del cratere della grotta per realizzarvi il recinto degli animali, il Serraglio dei cervi. Sarà riportata alla luce l’originaria pavimentazione che ha una superficie di circa 200 metri quadrati e su cui è tracciato il percorso allegorico di accesso, e uscita, dall’antro del ciclope.

Oltre alla ristrutturazione delle parti in pietra della grotta, avrà particolare importanza il ripristino della vegetazione originale, quella scelta proprio dal Piermarini secondo la simbologia di fine ‘700 assegnata alle varie essenze, come la farnia, albero possente e simbolo dell’incontro tra la divinità e l’uomo, oppure il bosso che ha significati legati alla morte e ai mondi sotterranei. L’area era destinata a rappresentare, secondo le tipologie in voga nei Giardini “alla cinese”, un luogo particolarmente misterioso, caratterizzato da fitta vegetazione. Il manufatto, posto al centro di quest’area, risulta di difficile individuazione e simula un’oscura cavità, delimitata esternamente da un muro semicircolare ruinato con due ali a gradoni di terra e pietra ascendenti alla sommità della collinetta fittamente alberata che la maschera alla vista.