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23 mag 2021

Quel Monza che sfiorò la serie A nel 1979 Storia del maledetto spareggio di Bologna

L’ex tecnico Alfredo Magni e il leader Domenico Volpato ricostruiscono quella cavalcata fantastica interrotta sul più bello

23 mag 2021
dario crippa
Cronaca
Adriano Galliani e Alfredo Magni sfiorarono la A nel ’79 (foto dal blog 100x100Monza)
Adriano Galliani e Alfredo Magni sfiorarono la A nel ’79
Adriano Galliani e Alfredo Magni sfiorarono la A nel ’79 (foto dal blog 100x100Monza)
Adriano Galliani e Alfredo Magni sfiorarono la A nel ’79

Monza, 23 maggio 2021 Lo chiamavano il Borussia della Brianza. Perché quei Tedeschi, negli anni ‘70, dominavano imponendo gioco e segnando gol a raffica. Eppure in A il Monza di Giovanni Cappelletti non riuscì ad andarci, battuto in uno spareggio rimasto nel cuore (e negli incubi) di migliaia di appassionati.

"Eravamo giovani, spregiudicati, spettacolari, eravamo uno squadrone che “rompeva le balle” a tutti. Le squadre avversarie avevano imparato a rispettarci: sapevano che per batterci dovevano sudare sangue".

A parlare così, quello che nella stagione 1978-1979 fu perno di quel Monza: il centrocampista Domenico Volpati, un leader silenzioso che, dopo l’esperienza in Brianza, avrebbe spiccato il volo fino al miracoloso scudetto col Verona nel 1985.

Facciamo un passo indietro, e torniamo a quel Monza giovane e spumeggiante assemblato dal presidente Cappelletti e guidato in panchina da un tecnico altrettanto giovane: Alfredo Magni.

"Per quattro anni di fila sfiorammo la serie A - ricorda lui, ottantuno primavere - e mandammo in A sedici ragazzi: Tosetto, Buriani, Braida, Terraneo per fare qualche nome… con noi si allenavano gli ancora ragazzini Monelli e Massaro. L’amarezza per quella serie A mancata fu simile a quella di uno che va a Roma quattro volte... senza mai vedere il Papa".

La A sembra dunque non voler proprio arrivare. Tanto che la piazza mugugna, e circolano voci malevole: "il Monza non vuole salire, manca lo stadio, Inter e Milan non vogliono concorrenza...".

La stagione ‘78-‘79 potrebbe essere quella dell’ultima occasione. La società cede due pezzi grossi come il portiere Pulici e De Vecchi, ma prende la punta Penzo. Strada facendo, il Monza si conferma la squadra che molti ammirano. Udinese e Cagliari volano, ma i biancorossi sono sempre a ridosso (12 vittorie, 5 pari e una sconfitta: 27 gol fatti e 7 subiti, miglior difesa).

Le ultime giornate sono ad alto tasso di emozioni. Il vecchio Sada, il “pollaio” come è soprannominato, ribolle.

A Monza al posto del sindaco c’è un commissario prefettizio, Alfio Licandro: è lui a individuare, fra via Rosmini e viale delle Industrie, l’area su cui far sorgere un nuovo stadio degno della A, da almeno 35mila posti: dovrebbe costare più di 5 miliardi e il Comune stanzia i primi 700 milioni (il Brianteo arriverà 10 anni più tardi, costerà decisamente di più e servirà a molto meno).

Alla terz’ultima giornata, gli unici avversari al terzo posto che garantisce la promozione diretta sono gli abruzzesi del Pescara allenato dall’ex bomber dell’Inter, l’oriundo Antonio Valentin Angelillo, con Sivori e Maschio uno dei celebri “angeli dalla faccia sporca”. Il pubblico di Pescara non lo ama però e lo contesta spesso per la (scarsa) qualità di gioco. Quando gli abruzzesi perdono sul campo della Sambenedettese sembra fatta per il Monza. Alla penultima per festeggiare basterebbe un pareggio in casa con un Lecce ormai senza più obiettivi. In città preparano bandierine e sciarpe celebrative, la tensione si taglia con il coltello.

Accade però l’impensabile.

Contro il Lecce, un tiro da fuori area di Loddi, tanto bello quanto estemporaneo, porta in vantaggio a sorpresa gli ospiti. I biancorossi provano a reagire, li mettono alle corde e trovano anche un calcio di rigore: eppure il bomber Massimo Silva, idolo incontrastato (sino ad allora) della tifoseria, lo sbaglia. "Abbiamo perso la serie A per quel rigore" ricorda amaro Magni.

Gli ultras inferociti invadono il campo e segano i pali alle porte. Il Monza rimedia una multa da quattro milioni di lire.

C’è ancora una residua speranza, però. All’ultima giornata il Monza fa visita alla Pistoiese, che ancora potrebbe inserirsi nel treno-promozione: una brutta gatta da pelare, ma i biancorossi dimostrano la propria forza e vincono 1 a 2 (Penzo e Acanfora) fra gli applausi anche del pubblico toscano.

Il Pescara sul campo neutro di Napoli affronta invece il Foggia in lotta per salvarsi: la squadra abruzzese è un po’ bolsa, ma va in vantaggio. I pugliesi potrebbero pareggiare verso la fine ma il foggiano Salvioni (anni dopo infausto allenatore del Monza in serie D!) la svirgola e il pari sfuma per un nonnulla. Il Foggia retrocede, il Monza manca la A e il Pescara conquista lo spareggio.

La gara si disputa il 1° luglio sul campo neutro di Bologna.

Il Monza potrebbe essere avvantaggiato, la sua squadra arrembante incute sempre timore, i bilanci sono in ordine, mentre quelli del Pescara traballano e accusano un deficit abbastanza consistente. Ma è il cuore a non reggere.

"Il più grande errore - confessa Magni - fu di andare in ritiro cinque giorni prima in Emilia". Invece di compattarsi, il gruppo cede alla tensione.

A Pistoia poi l’uomo carismatico, Volpati, ha rimediato una squalifica e non può dare il proprio contributo per compattare il gruppo. "Mi sentivo in colpa, e impotente perché non potevo aiutare i miei compagni che credevano tanto in me - ricorda sconsolato -: capii già dal colpo d’occhio dalla tribuna, quando vidi le bandiere dei tifosi del Pescara, che sarebbe stata dura, forse impossibile".

Da Pescara arrivano quasi 40mila tifosi. A Monza organizzano un treno speciale: 5.600 lire più il prezzo del biglietto. Ma i tifosi biancorossi saranno appena un paio di migliaia. Non c’è storia. Il risultato non dà scampo: 2-0 per il Pescara, gol di Pavone e autorete di Lino Giusto. Fine del sogno.

"Era un altro calcio, avevo una rosa di 14-15 giocatori, eravamo una società artigianale: spero di vedere il Monza in A prima di morire" chiosa Magni.

«Oggi è tutto diverso - aggiunge Volpati -: ricordo con affetto Adriano Galliani, che era consigliere del club, aveva ancora i capelli, era molto presente, sorridente ma non invadente e sempre educato". E simpatico: "Mi chiamava Bonhof (come Rainer, il centrocampista di quel Borussia, 4 scudetti, un Mondiale e due Europei, ndr). Tifo ancora per il Monza, gli auguro prima a o poi di conquistare quella serie A che noi abbiamo mancato".

Poi Volpati saluta cortese: dopo la vita da calciatore si è laureato in Medicina, ha fatto il dentista per trent’anni e, ora che è in pensione, si è messo a disposizione per fare i vaccini: "Volevo rendermi utile, faccio il volontario nella “mia” Val di Fiemme dove vivo. Credo che per un po’ avremo ancora da fare".

(nel pezzo una fotografia di Adriano Galliani e mister Alfredo Magni tratta dal blog 100x100Monza)

 

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