La forza delle donne nella vita di Ginetta: un secolo di vita a fianco di malati, anziani e bambini

La signora Spreafico Ceriani a luglio compie 100 anni. Ancora oggi la sua forza è nel servizio per gli altri: “Non bisogna mai smettere di spendersi per buone cause”

Per Ginetta Spreafico Ceriani quasi un secolo di bontà

Per Ginetta Spreafico Ceriani quasi un secolo di bontà

La forza delle donne è spesso tanto più straordinaria quanto meno è visibile agli occhi o alle luci della ribalta. Di questa forza si è fatta protagonista nel corso di tutta la sua vita Ginetta Spreafico Ceriani, storica volontaria monzese in diverse associazioni cittadine che, dal 1985 fino a qualche anno fa, l’hanno vista impegnata al fianco di malati, anziani e bambini. A quasi 100 anni di età, che compirà il 31 luglio, ha ancora una lucidità di mente, di ricordo, ma soprattutto una voglia d’impegno straordinarie.

“Da giovane, ai tempi di guerra, ero stata crocerossina – racconta –. Poi sono stata maestra elementare. Ho iniziato a fare volontariato in maniera continuativa l’anno dopo la scomparsa di mio marito, nel 1984. Volevo trasmettere agli altri la tenerezza che ho ricevuto da lui".

Un amore, quello per Alberto Ceriani – imprenditore dal volto umano di una ditta di Saronno – che li ha visti uniti anche nell’interesse per gli altri. "Già da un paio d’anni prima della sua scomparsa eravamo iscritti ad Aido – spiega emozionata –. Lui ci teneva a donare gli organi post-mortem. Quello di Aido è stato un impegno di divulgazione culturale, ma oltre a quello sentivo il bisogno di stare vicino alle persone che soffrono. Per questo mi sono iscritta ad Abio, per stare al fianco dei bambini negli ospedali, ad Avo, per curare gli anziani, e a Unitalsi, per sostenere gli ammalati portandoli a Lourdes".

La fede per lei è stata il faro e la guida. "La fede cura lo spirito – dice –. Oggi c’è troppo materialismo. Ai giovani dico: curate lo spirito. Siamo di passaggio, la vita è un pellegrinaggio, non per l’io, ma per Dio". Lei di vite ne ha incrociate parecchie. "L’aspetto più bello di fare la volontaria è stato vedere il sorriso che avevano le persone che ho assistito. Anch’io ho ricevuto tanto amore da loro. In un pellegrinaggio a Lourdes dovevo curare due sorelle che stavano male, si lamentavano e gridavano tutta la notte. Essere riuscita a calmarle mi diede una gioia immensa".

Di storie come queste ne ha migliaia: dai viaggi con Avo per portare gli anziani a fare vacanze e a distrarsi, alle giornate nei reparti ospedalieri, soprattutto al San Gerardo, a fianco dei bambini ricoverati, alle domeniche mattina a San Pietro Martire a dare i pasti ai poveri, alle attività per trovare fondi alla Maria Letizia Verga.

Ora, a quasi un secolo di vita, non ha smesso di essere attiva. "Sto lottando perché si trovi uno spazio per accogliere le opere dello scultore Enrico Rossi – conclude con un sorriso –. Non bisogna mai smettere di spendersi per buone cause".