Caso Attanasio: la beffa. Processo, un altro rinvio

In Tribunale a Roma per l’attentato costato la vita all’ambasciatore in Congo. Udienza preliminare spostata di un mese per indisponibilità del giudice.

Caso Attanasio: la beffa. Processo, un altro rinvio

Caso Attanasio: la beffa. Processo, un altro rinvio

Viaggio a vuoto da Limbiate a Roma: rinviata di un mese quella che avrebbe dovuto essere l’udienza preliminare decisiva per il processo sulla morte di Luca Attanasio. Indisponibilità del giudice, se ne riparlerà il 24 gennaio. "C’eravamo tutti, anche il funzionario del Ministero degli Esteri chiamato a spiegare le modalità con cui si concede l’immunità diplomatica, ma non ha potuto spiegarlo in udienza" dice rammaricato Salvatore Attanasio, papà di Luca, partito anche questa volta dalla Brianza per poter essere in aula e seguire tutti i passaggi di questo processo italiano con il quale si sta provando a dare una spiegazione più credibile di quel che è successo il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo, dove l’ambasciatore d’Italia è stato ucciso in un agguato insieme al carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e al loro autista Mustapha Milambo.

Il processo celebrato in Congo ha visto la condanna di sei persone considerate responsabili dell’agguato, che avrebbe avuto inizialmente lo scopo di rapire l’ambasciatore. Una tesi mai condivisa dai famigliari di Luca che sperano di ricostruire con il processo di Roma, altre responsabilità di queste tre morti che hanno ancora troppi interrogativi in sospeso. Due giorni fa la presidente del Consiglio ha ricordato Luca Attanasio nel suo discorso agli ambasciatori italiani: ricordando il suo ruolo nella Repubblica democratica del Congo "incarnando alcuni dei tratti distintivi della nostra diplomazia: il senso dello Stato, il dialogo e il rispetto per il proprio interlocutore, l’impegno per trovare opportunità e vantaggi reciproci. Un approccio scevro da logiche paternalistiche e predatorie, che da sempre rende l’Italia un interlocutore rispettato e apprezzato nei cinque continenti". "Ho letto e apprezzato il discorso della presidente Meloni e le ho anche scritto per ringraziarla delle belle parole dedicate a Luca, ma sono parole a cui non seguono fatti" ricorda il padre. "Nessuno ci ha ancora spiegato perché per l’uccisione di un rappresentante ufficiale dello Stato Italiano, questo stesso Stato non si costituisce parte civile nel processo, come invece fa, onorevolmente, per la tragedia di Cutro o per l’uccisione di Giulio Regeni. Ho scritto anche al ministro degli Esteri Tajani ma finora abbiamo ricevuto solo silenzio, un silenzio che fa insinuare tanti dubbi".