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1 feb 2022

Morto Carlo Formenti: addio al pioniere dei televisori "made in Brianza"

Aveva 95 anni. Icona dell’elettronica di consumo, dal nulla ha creato il terzo gruppo in Europa negli anni ‘80 e ‘90

1 feb 2022
alessandro crisafulli
Cronaca
Formenti è stata la prima industria a commercializzare in Italia il televisore con telecomando senza fili ed il televisore portatile interamente transistorizzato Nella foto in alto Carlo Formenti nel 1985 con il figlio GiovanniNegli anni ‘60 il grande salto: da fabbrichetta artigianale ad industria, poi l’apertura di stabilimenti in tutta Europa
Carlo Formenti nel 1985 con il figlio Giovanni
Formenti è stata la prima industria a commercializzare in Italia il televisore con telecomando senza fili ed il televisore portatile interamente transistorizzato Nella foto in alto Carlo Formenti nel 1985 con il figlio GiovanniNegli anni ‘60 il grande salto: da fabbrichetta artigianale ad industria, poi l’apertura di stabilimenti in tutta Europa
Carlo Formenti nel 1985 con il figlio Giovanni

Desio (Monza e Brianza) - Ha dato un’ultima occhiata ai suoi cinque figli, per accertarsi che fossero tutti attorno al letto, poi se ne è andato serenamente. Lasciando in eredità una grande storia imprenditoriale. Una storia fatta di etica, suo vero marchio di fabbrica. Di rispetto per i propri dipendenti, trattati sempre come figli e salvati fino all’ultimo nel momento del fallimento. Di creatività, lungimiranza e piedi per terra, da vero brianzolo. Carlo Formenti è morto nella notte tra lunedi e martedì, a 95 anni. Una vera e propria icona, nel settore dell’elettronica di consumo. Capace di aprire la prima società nemmeno maggiorenne, che progettava e costruiva radioricevitori, e arrivare a gestire il terzo gruppo in Europa nel settore delle televisioni, tra gli anni ‘80 e ‘90.
Producendo sia in proprio sia per conto terzi (Telefunken, Singer, Siemens, Phoenix, Philco e molti altri).

«Ha fatto una vita felice – lo ricorda il figlio Giovanni, con grande lucidità e amore – perché ha inseguito la sua passione. Visione, creatività, ma anche concretezza, cura dei dettagli e qualità estrema lo hanno portato al successo. Tutte caratteristiche che aveva nel suo dna". Un dna che fa subito crescere la sua piccola attività fondata a Desio. A 21 anni ha già 15 dipendenti e produce circa 50 radio al giorno. Negli anni ‘60 il grande salto: da fabbrichetta artigianale ad industria, con l’acquisizione di una fabbrica a Concorezzo dove realizzare tv in bianco e nero. "È da qui che è entrato nell’olimpo dei grandi produttori europei – racconta il figlio, che insieme al fratello Giulio dagli anni ‘80 ha fatto parte del management –. Abbiamo aperto stabilimenti in Francia, Germania, Spagna".

Sono tanti gli italiani e non solo che hanno in casa una tv "made in Formenti". Alcuni primati suggellano negli anni ‘70 il successo della Formenti, che è la prima industria a commercializzare in Italia il televisore con telecomando senza fili ed il televisore portatile interamente transistorizzato. A metà degli anni ‘90 ecco l’acquisizione della Seleco, con la quale arriva il momento di massima espansione, con l’apertura di sedi anche a Pordenone e Caserta. Si arriva a un giro di affari di oltre 200 miliardi, con la produzione di 500mila pezzi. Ricerca , innovazione, intuizione, design: tutto funziona alla grande fino all’inizio del nuovo millennio, quando invece si intravedono le prime insidie globali.

"Succede che si addensano le prime nubi all’orizzonte – ricorda Giovanni Formenti – soprattutto a causa della tenaglia cinese. È partito un meccanismo letale per il quale i produttori di componentistica si sono spostati verso l’Oriente e i costruttori europei sono rimasti strozzati". Nel 2005 arriva quindi il momento di alzare bandiera bianca. Ed è qui che l’imprenditore brianzolo dimostra tutta la sua classe, il suo codice genetico: "Non ha cercato concordati preventivi o altre scorciatoie ma ha preferito la via della liquidazione volontaria. In quel momento avevamo circa 700 dipendenti e si è voluto assicurare che tutti fossero ricollocati nelle aziende alle quali avevamo venduto i marchi. Fino a quando l’ultimo dipendente non è stato sistemato, non si è sentito a posto, perché per lui erano come figli".

Una storia famigliare e imprenditoriale che ha lasciato dei grandi insegnamenti, non solo ai propri figli: "Etica, etica, etica, per lui era la sua stella polare – ripete Giovanni – e lo ha sempre dimostrato. E poi la positività: il sorriso era un altro dei suoi marchi di fabbrica. In queste ore stiamo piangendo tutti, ma lui ci avrebbe detto ‘avanti, forza!’ ed è quello che faremo". Come lui si è sempre prodigato per gli altri, con 40 anni di attività nel Rotary, senza trascurare la passione per lo sport, tra sci sulla neve e sci nautico.
Un uomo sempre in movimento, pioneristico, che ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà una bandiera dell’imprenditoria brianzola e italiana. "Un uomo non facilmente ripetibile", lo saluta il figlio Giovanni.
 

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