L’imputato è stato condannato alla provvisionale sul risarcimento danni
L’imputato è stato condannato alla provvisionale sul risarcimento danni

Nova Milanese (Monza e Brianza), 9 gennaio 2020 - Condannato l’inquilino stalker e aggressore del vicino di casa, ferito con un fendente che, dalla mandibola, gli ha mancato per poco la giugulare. La giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Monza Cristina Di Censo ha inflitto la pena di 5 anni e 2 mesi a G.N., 62 anni, di Nova Milanese. Lo scorso febbraio, dopo avere incontrato in centro il coinquilino M.U., 59enne, e dopo l’ennesima lite, il 62enne ha colpito con un taglierino il contendente, che ha dovuto essere operato d’urgenza nel reparto di chirurgia maxillofacciale dell’ospedale San Gerardo. L’aggressore si era dato alla fuga, ma i carabinieri l’avevano individuato il giorno seguente a Milano e sottoposto a fermo per tentato omicidio. Secondo la Procura il fendente avrebbe infatti potuto provocare il decesso del 59enne. All’accusa di tentato omicidio per G.N. si era in seguito aggiunta anche quella di stalking. L’uomo era accusato di 13 anni di persecuzione al vicino di casa per futili motivi.

A presentare la denuncia la moglie della vittima, 58enne e la figlia minore della coppia, di 27 anni, che si sono costituiti parti civili insieme al capofamiglia al processo col rito abbreviato con l’avvocato Gianluca Paglino. A detta koro la loro famiglia, che abita dal 2002 in via Foscolo a Nova Milanese, sarebbe stata vittima di stalking da parte del vicino di casa che vive da solo al piano di sotto. All’inizio solo minacce verbali accompagnate dal gesto di mimare con il pollice il taglio della gola. Movente il cane della figlia della coppia e gli elettrodomestici di casa fatti partire in orario notturno dalla famiglia. Motivi, a dire dei denuncianti, inesistenti, che avrebbero spinto G.N. ad affrontare con insulti e minacce i vicini. Nel dicembre 2014, poi, secondo la denuncia, l’imputato aveva già colpito lievemente alla pancia con un coltello il capofamiglia. Accuse tutte negate dall’imputato, ancora detenuto in carcere.

La giudice aveva disposto una perizia d’ufficio per il presunto tentato omicidio e il consulente aveva escluso che la ferita avesse mai reso in pericolo di vita la vittima dell’accoltellamento. La pubblica accusa aveva comunque chiesto la condanna a 5 anni solo per tentato omicidio, mentre il giudice ha condannato l’imputato a 5 anni e 2 mesi per lesioni aggravate dallo sfregio permanente e stalking e alla provvisionale sul risarcimento dei danni di 8mila euro a M.U. e di 3mila euro ciascuno ai suoi familiari.