Sergio Bramini davanti alla sua villa ora all'asta
Sergio Bramini davanti alla sua villa ora all'asta

Monza, 18 ottobre 2017 - GLI UFFICIALI GIUDIZIARI hanno bussato alla sua porta lunedì mattina per comunicargli di andarsene entro 10 giorni.

La villa di Sergio Bramini era stata messa all’asta dal Tribunale qualche giorno prima. Prima data, il 15 dicembre: offerta minima 667mila euro.

Ancora però Bramini, 70 anni, non si è arreso: quella villa, la sua unica casa, che si era costruito quando era ancora un imprenditore di successo capace di fatturare con la sua Icom (trattamenti rifiuti) fino a 5 milioni di euro al mese, è tutto quello che ha. E non è colpa sua se nel frattempo Bramini è fallito: la verità è che lo Stato gli deve oltre 4 milioni di euro, un credito mostruoso accumulato soprattutto da amministrazioni del Sud Italia che, fra emergenza rifiuti a Napoli e in Sicilia soprattutto lo hanno fatto lavorare senza pagarlo, costringendolo in un tunnel sfociato direttamente nel fallimento in cui è alla fine incorso nel 2011.

E adesso? Bramini ha provato con tutte le sue forze a opporsi legalmente al cappio che gli si stringeva al collo, ma non è bastato. «Ora presenterò un atto di intimazione verso chi verrà a buttarmi fuori dalla mia unica casa, in cui vivo con moglie, tre figli e una nipotina piccola. La legge impedisce che si venga sfrattati da quella che è la tua unica casa, fino a quando almeno la mia villa non sarà stata effettivamente venduta... Stanno compiendo un atto illegale e mi stupisco che nessuno se ne voglia rendere conto. O forse sì...».

Sergio Bramini è convinto, atti alla mano, di essere vittima di una serie di ingiustizie culminate nel comportamento nei suoi confronti di giudice e curatore fallimentare. Anche Le Iene, trasmissione du Italia 1, gli ha dedicato un servizio andato in onda martedì sera. 

«Sono diventato un personaggio scomodo, hanno addirittura accelerato le pratiche in Tribunale. Mi hanno anche sequestrato le armi che detenevo legalmente da anni. In Prefettura mi è stato detto chiaro e tondo che mi toglievano il porto d’armi perché ho protestato contro lo Stato, quando per mesi sono andato con un cartello al collo a raccontare il mio caso davanti ai Tribunali di Monza e Milano». 
Itanto l’ultima strada tentata da Bramini è stata quella di rivolgersi a un’associazione monzese, People in Debt, che si batte per le persone finite come lui in casi di sovraindebitamento. Si tenta di far applicare un’apposita legge che, se riconoscesse il siovraindebitamento, salverebbe Bramini. Ci lavorano avvocati (presidente Pierantonio Sabini) e psicologi, la battaglia è contro un cancro che sta attanagliando anche la ricca Brianza: «Nelle ultime settimane si sono suicidati tre imprenditori da queste parti - spiega lo psicopedagogista Maurizio Fratea -. Non se ne parla, addirittura l’Istat non li registra più, ma quella dei suicidi legati a crolli economico-finanziari è una piaga. Noi cerchiamo di offrire dei percorsi che aiutino persone che si ritrovano sole con il loro trauma e hanno timore di parlarne persino in famiglia».