Sergio Bramini
Sergio Bramini

Monza, 23 novembre 2018 - A maggio era quasi quotidianamente in televisione, sui giornali, accanto ai politici che avevano vinto le elezioni. Il giorno in cui la forza pubblica lo ha allontanato da casa, una folla di supporter ha tentato di impedire lo sgombero. Passata l’occasione, di Sergio Bramini si era quasi persa traccia. L’imprenditore fallito a causa dei debiti mai saldati di enti pubblici, 4 milioni in tutto, resta però nei guai.

La sua casa, requisita dal Tribunale fallimentare il 18 maggio scorso, è intanto finita all'asta. Già da mesi. Ma per due volte, l'ultima il 22 novembre, secondo un meccanismo comune in questi procedimenti, l'asta è andata deserta. Facendo calare così ogni volta del 25% il prezzo dai  667mila euro di valutazione iniziale. Lontani i tempi delle visite di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che lo ha voluto consulente al suo ministero. Su quanto avvenuto ieri all’Istituto Vendite Giudiziarie di Monza, con l'ennesima asta andata deserta, si basano ora tutte le residue speranze dell’ex titolare della Icom. Il valore dell’immobile (30 stanze, piscina riscaldata coperta, due box, finiture di pregio, taverna, un parco) è però destinato a scendere ancora. Ma c’è un giallo. A margine dell’asta di ieri un cittadino cinese trapiantato in Italia, il 40enne Federico Zheng, titolare di una catena di centri commerciali, ha spiegato di aver presentato un’offerta in busta chiusa da oltre 500mila euro per aggiudicarsi la villa, ma di essersi tirato indietro all’ultimo, una volta resosi conto della storia che gravava su quell’immobile. Si era fatto ingolosire - fa sapere - da quella magnifica villa in vendita a prezzo così irrisorio. Teme però di perdere la caparra presentata, dice lui, di 50mila euro.

Bisognerà dunque attendere che il delegato alla vendita di villa Bramini rediga il verbale della seduta per capire come sia effettivamente andata. Se questa offerta c’è ed è valida, oppure no. Non si escludono sorprese. Anche perché nel frattempo, prima di questa ultima asta, Bramini aveva presentato un’offerta di composizione della crisi al curatore fallimentare: con il sostegno di Credito Italia e dei soldi raccolti con un’azione di crowfunding pubblica, l’ex imprenditore aveva offerto 376mila euro per coprire i debiti. Basteranno? Il curatore non si è ancora espresso. Intanto Sergio Bramini continua nella sua personale battaglia negli uffici del Ministero per lo Sviluppo Economico: ingaggiato come consulente con l’incarico di portare a complimento una legge per difendere le persone sfrattate ingiustamente, a 5 mesi da quel giorno una legge Bramini ancora non esiste.

Gli ostacoli incontrati sono stati molteplici. «Non è facile – ammette –: voglio far abrogare l’articolo 560 (legge 119/2016 Renzi-Boschi, ndr) che garantisce lo sfratto ancor prima della vendita dell’immobile all’asta anche in presenza nel nucleo familiare di anziani, disabili e minori. In questo momento ci sono 135mila famiglie che rischiano di essere gettate in mezzo a una strada. Dalla Sicilia, e nella provincia di Ragusa dove avevo a suo tempo lavorato con la mia azienda di smaltimento rifiuti, continuano a chiamarmi: ci sono persone disperate in procinto di essere sfrattate, con in casa malati terminali. Occorre dare più tempo per sistemarsi a chi si trova in situazioni simili. Non mollo».