Andrea Remonti, colpito da leucemia e salvato dal fratello: “Ora insieme sulle piste da sci ai Mondiali dei trapiantati"

Arcore, la completa guarigione dopo anni di odissea. Adesso con Roberto il legame diventa anche sportivo: "Convocati a Bormio dalla Nazionale"

Andrea Remonti è riuscito a sconfiggere la leucemia

Andrea Remonti è riuscito a sconfiggere la leucemia

Arcore (Monza Brianza) – “Quel giorno era il mio compleanno. Il 21 maggio del 2010. Mi hanno chiamato e invece di farmi gli auguri mi hanno detto che ad Andrea avevano appena diagnosticato la leucemia mieloide acuta. Ecco, quella telefonata è stata una fucilata".  Ma Roberto Remonti non ci ha pensato un istante. Nessuna esitazione: "Per salvare mio fratello avrei fatto qualunque cosa". Gli esami, la ricerca della compatibilità e a settembre il trapianto.

E pensare che "fino ad allora ospedali e pronto soccorso non li avevo mai visti", ci ripensa su Andrea. "Avevo portato mia figlia Beatrice dal dermatologo, l’ho accompagnata io perché, già che c’ero, volevo far vedere al medico dei lividi che avevo sulle braccia in un periodo in cui mi sentivo molto stanco – racconta Andrea –. Appena ho tirato su le maniche, il dottore mi ha rassicurato su mia figlia e si è concentrato su di me, costringendomi ad andare subito a fare gli esami". Valori "tutti sballati", globuli bianchi alle stelle. Sentenza confermata anche dalle contro analisi: leucemia. "La stessa di Sinisa Mihajlovic, ed è stata una mazzata – confessa Andrea –. Non era giusto, avevo un’impresa da mandare avanti, mia moglie Laura, Beatrice e una bimba piccola e Matteo, che aveva appena undici mesi, ma io volevo avere il tempo di vederlo giocare a calcio". È lì, nella sua famiglia e nel suo lavoro, che trova la forza di non mollare. Resiste fino al trapianto, "il mio secondo compleanno grazie a mio fratello". Ma a maggio dell’anno successivo, durante una visita di controllo compare un piccolo livido: "Il midollo di mio fratello non aveva fatto effetto e sono ripiombato nell’incubo". Cure pesanti e una nuova “’guarigione’.

"A quel punto mi sono detto, visto che maggio è il mio mese sfortunato, proprio a maggio ho preso la famiglia e sono andato un mese ai Caraibi – ricorda Andrea –. Una pazzia fatta per ‘scappare’ dalla malattia che veniva a prendermi sempre qui a casa, ad Arcore, e a maggio". Ma la magia è durata giusto quattro settimane: "Al ritorno è ricomparso un piccolo livido. La seconda recidiva". Un’odissea: "Sono tornato in ospedale, ma a Monza mi hanno detto che non potevano più fare nulla per me, mi hanno fatto capire che non potevano ‘sprecare’ un nuovo trapianto dopo un primo rigetto. Io non l’ho accettato". Poi "ho ricevuto la lettera di una dottoressa che mi diceva proprio così: ‘Andrea, se vuoi rischiare di guarire, vai via di qua’". Così ha fatto. Ha girato i migliori ospedali d’Italia fino ad arrivare al San Raffaele di Milano. Per iniziare una nuova ricerca di un donatore compatibile. "Ne avevano trovati addirittura due, ma uno era un soldato americano partito per il fronte, l’altro un tedesco che poi, però, si è ritirato. Nel frattempo si è iscritta un’altra ragazza tedesca che era compatibile all’80% – ricostruisce Andrea –. I medici mi hanno dato il 5% di possibilità e io non mi sono certo tirato indietro". E il suo terzo compleanno lo festeggia a novembre, quando – anno 2012 – ha fatto il trapianto di midollo. "È stata dura, molto dura. Ma non ho mai smesso di crederci, nemmeno quando mi ritrovavo chiuso in una stanza di ospedale. Isolato da tutti". Tanto che nel 2013 "abbiamo noleggiato un camper e siamo andati a fare il giro della Francia. Ovviamente nel mese di maggio".

Da allora sono passati dieci anni abbondanti. E "adesso posso dire di essere guarito e di essere tornato a una vita normale. Anzi, forse migliore. Con una nuova prospettiva nel vedere le cose. Prima vivevo per lavorare, ora ho delegato. E del resto me ne frego". Sul lavoro adesso può contare anche sul fratello Roberto, che dopo 35 anni a fare un altro mestiere a gennaio è tornato a dargli una mano nell’azienda di famiglia, la Slamp di Arcore, storica impresa di stampaggio di materie plastiche: "Poco dopo l’ultimo trapianto, prima di prendere un nuovo capannone per ingrandire l’attività sono andato dalle dottoresse e, scherzosamente, ho chiesto se mi davano il permesso di indebitarmi con le banche almeno per 10 anni". Del resto "ora mi sento in forza e in forma – continua Andrea –, gioco a calcio nella Mitica, la squadra dei ragazzi guariti dalla leucemia e vado a vedere mio figlio giocare. E faccio gare di sci".

Tanto che col fratello Roberto - che "lui è molto più bravo di me sulla neve, è un maestro ad honorem" - farà parte della Nazionale italiana ai Giochi mondiali invernali dei trapiantati dal 3 all’8 marzo a Bormio. Gareggeranno nello slalom, gigante e parallelo: "Il mio obiettivo è portare a casa qualche medaglia". Comunque un altro sfizio (personale) se lo è già tolto: "La Jeep Wrangler mi è sempre piaciuta, ma ho sempre pensato che ne avrei potuto fare a meno. Dopo i trapianti, un giorno passando davanti a un concessionario con mia moglie l’ho guardata in faccia e ci siamo capiti subito".