"Allora come oggi: andiamo in piazza a Monza per difendere i diritti"

La Camera del Lavoro di Monza e Brianza, fondata 130 anni fa, rappresenta oggi 65mila iscritti. Si affrontano le sfide della precarietà, della digitalizzazione e dell'ambiente. La Cgil scende in piazza il 7 ottobre a Roma per difendere i diritti dei lavoratori.

"Allora come oggi andiamo in piazza per difendere i diritti"

"Allora come oggi andiamo in piazza per difendere i diritti"

"L’industria del cappello ha rappresentato per Monza un traino straordinario per decenni. La Camera del lavoro nasce per dare una risposta ai lavoratori rispetto alla necessità di rappresentanza sul territorio. E questa è una esigenza viva ancora oggi. Allora cominciavano le grandi trasformazioni dal punto di vista produttivo, con le prime grandi concentrazioni operaie. Oggi abbiamo poche aziende grandi e un tessuto produttivo frammentato, ma abbiamo la necessità di affrontare le nuove trasformazioni e le sfide ambientali e della digitalizzazione".

Walter Palvarini, 59 anni, è l’attuale segretario generale della Camera del Lavoro di Monza e Brianza. Una realtà molto diversa da quella di 130 anni fa, che oggi conta circa 65mila iscritti, equamente divisi fra pensionati e lavoratori attivi.

Segretario, è cambiato il mondo...

"Allora eravamo all’inizio di una industrializzazione importante per la Brianza e la Camera del Lavoro aveva un ruolo fondamentale di rappresentanza del movimento operaio in un tessuto fatto di società di mutuo soccorso, con attività di assistenza che poi sono diventate pubbliche".

Allora c’era il lavoro. E oggi?

"Una delle attività più significative della Camera del Lavoro era il collocamento. Oggi abbiamo il problema della precarietà del lavoro. Ormai almeno dagli anni Novanta le difficoltà del mercato vengono scaricate dalle aziende in buona parte sui lavoratori, ai quali si chiede sempre maggiore flessibilità. Più della metà dei collocamenti riguarda contratti precari".

C’è un tema sempre attuale?

"La rappresentanza dei lavoratori è ancora un tema. All’epoca la Camera del Lavoro aveva ben chiaro di dover rappresentare i lavoratori e non solo fornire assistenza. Sono anni che chiediamo una legge sulla rappresentanza dove sia chiaro quali organizzazioni sindacali sono rappresentative del volere dei lavoratori e possano firmare i contratti. Oggi questo governo permette a qualsiasi sigla sindacale di sedersi al tavolo e firmare contratti pirata che non tutelano il lavoro da nessun punto di vista".

La Cgil oggi è costituita per la metà da iscritti pensionati. Questo cambia le politiche?

"Non posso dire in assoluto che non ci siano rischi di influenzare le politiche, ma nella realtà non è così. La nostra organizzazione segue gli interessi dei pensionati ma anche quelli dei lavoratori. Il problema è che facciamo fatica a rappresentarli. Frammentazione produttiva e precarietà hanno prodotto una maggiore difficoltà a organizzare i lavoratori e a rappresentarli".

Come mai?

"Una volta tremila lavoratori li seguivi in una sola fabbrica. Oggi per mettere insieme tremila lavoratori devi fare chilometri. Il sindacalista è cambiato, gli anni Ottanta e Novanta hanno prodotto una grossa frammentazione delle imprese".

Che aria tira nelle aziende?

"Quest’estate ci sono stati segnali, ma al momento non ci sono crisi conclamate. Nonostante i dati positivi del primo semestre, siamo preoccupati per l’andamento dell’ultimo periodo".

E il 7 ottobre scendete in piazza a Roma.

"Quando i diritti conquistati con fatica vengono messi in discussione, la Cgil scende in piazza, come faremo il prossimo 7 ottobre a Roma insieme a molte altre associazioni".

Monica Guzzi