Monza, 15 agosto 2020 - Il 17 agosto del 1840, la locomotiva “Lombardia“ pavesata di vessilli e festoni, traina un convoglio di tre carrozze sulle quali hanno preso posto l’Arciduca, l’arcivescovo, tutte le autorità, una scorta militare d’onore e una banda militare. Il percorso, di km 12,8, viene coperto in soli 19 minuti, realizzando una media di 40,4 km/ora, di gran lunga superiore a quella delle più veloci carrozze a cavalli. A Milano, alla stazione di Porta Nuova al Ponte delle Gabelle, il treno è accolto con travolgente entusiasmo; a breve distanza, giunge un secondo convoglio (con le autorità minori, e con una seconda banda militare) trainato dalla locomotiva “Milano“». 

Così 180 anni fa un cronista raccontava il viaggio inaugurale della linea ferroviaria Monza-Milano, la seconda in funzione nella Penisola dopo la borbonica Napoli-Portici avviata 10 mesi prima e realizzata su progetto francese, ma la prima che può essere considerata italiana a tutti gli effetti. E quella da cui è nata la rete ferroviaria lombarda e poi nazionale e che oggi per il suo 180esimo anniversario viene celebrata dai suoi attuali “successori“ di Trenord con un video storico.

Progettata parallela alla strada postale per Monza dall’ingegnere milanese Giulio Sarti e grazie a una concessione imperiale firmata da Ferdinando I d’Austria ottenuta da Giovanni Putzer, rappresentante della ditta Holzhammer di Bolzano, quel primo tratto di ferrovia ha dato la spinta per estendere velocemente i binari verso nuove destinazioni, prima verso Como e poi, trascinato dall’entusiasmo tra la gente per il treno, verso investimenti più ambiziosi, come il progetto per la linea Milano-Venezia avviata già nel 1842 con il nome di “Ferrovia Ferdinandea“. Tutto inizia lungo quei 12,8 chilometri tra Monza e Milano, che poi ancora oggi sono gli stessi se non fosse che la prima stazione milanese di Porta Nuova non c’è più, e grazie al successo immediato del nuovo sistema di trasporto tanto che le cronache dell’epoca raccontano che già il giorno dopo l’inaugurazione, le due locomotive “Lombardia“ e “Milano“ fecero 4 corse trasportando 1.250 passeggeri.

Nel 1841 servì mettere in funzione una terza locomotiva, la “Lambro“, per una media giornaliera di 1.750 viaggiatori che potevano scegliere di percorrere il tragitto in prima classe, pagando un biglietto di 1,50 lire per le 4 vetture con sedili in velluto, o in seconda classe, su panchine confortevoli al costo di 1 lira, oppure in terza classe, su semplici panche in legno con 0,75 lire. C’era la curiosità e l’ebbrezza della velocità, ma ben presto il treno passò da essere uno svago a essere un mezzo utile, tanto che già pochi mesi dopo quel 17 agosto 1840 il servizio postale da Milano verso la Brianza abbandonò i corrieri a cavallo mentre le nuove attività produttive decidevano di insediarsi vicine alla ferrovia. E il treno da Milano a Monza divenne il mezzo di trasporto davvero per tutti, dal popolo fino al re: Umberto I di Savoia era infatti solito usare la ferrovia per raggiungere la Villa Reale di Monza. Un’abitudine che ha lasciato il segno, richiedendo di realizzare una stazione adeguata all’illustre viaggiatore: risale al 1882 la costruzione della stazione di Monza, che è ancora quella attuale, in stile neoclassico e con la caratteristica della Saletta Reale, una sala d’aspetto riservata al re e ai suoi ospiti con il soffitto dipinto da Mosè Bianchi nel 1883.

Lungo quei binari poi nacque la Sesto San Giovanni industriale e, più in generale, partì lo sviluppo verso la modernità di tutta quell’area a nord di Milano, una caratteristica che ancora, dopo 180 anni, si può vedere, magari dai finestrini del regionale per Milano.