‘Now and Then’ diventa ‘Dent per Dent’: Renato Ornaghi firma la cover in dialetto brianzolo dell’inedito dei Beatles

Il nuovo lavoro dopo aver già tradotto e inciso 74 canzoni dei Fab Four, oltre ai successi di Rolling Stones e Bob Dylan: “Non potevamo lasciarci sfuggire il canto del cigno con la voce di John Lennon"

Giorgio Camporini, Lucia Lella e Renato Ornaghi: i Saltamartin

Giorgio Camporini, Lucia Lella e Renato Ornaghi: i Saltamartin

Monza – Lui sicuramente è stato un ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones. E ancora in fondo lo è. Una passione che va di pari passo con quella per la lingua madre, il dialetto brianzolo. Due amori che ha annodato assieme e il risultato stavolta è la prima cover non inglese di ‘Now and Then’, l’ultimo brano inedito dei Beatles che è stato pubblicato poco tempo fa, isolando e “ripulendo” la voce di John Lennon da una vecchia registrazione demo.

La versione in vernacolo della canzone suona come ‘Dent per Dent’, tipico modo lombardo per dire “ogni tanto", e quindi resa perfetta del senso del titolo originale. Il brano è stato messo online in occasione di Sant’Ambrogio, che come patrono di Milano è un po’ anche il patrono del dialetto meneghino. A dare vita alla traduzione in lingua locale è stato il brianzolo Renato Ornaghi, in duo con Lucia Lella, alias la band dei Saltamartin.

Ornaghi non è nuovo ad avventure di questo tipo: già in passato ha pubblicato dischi come ‘Praa de magioster per semper - The Beatles in the Brianzashire’ (ossia ‘Strawberry fields forever’), ‘Comè on sass borlant - The Rolling Stones in Brianza country’ e ‘Dylan lombard - El mej de Bob Dylan in lengua mader’. Il nuovo pezzo beatlesiano rivisitato lo si può ascoltare gratuitamente sulla pagina Facebook dei Saltamartin e su YouTube. "L’idea è nata quasi d’istinto, quando un mese fa è uscito il disco dei Beatles - racconta -. Non potevamo non farne la cover. È la prima cover non inglese al mondo di questo brano, non ce ne sono altre". Di cover beatlesiane Ornaghi ne ha già sfornate 74, suddivise in due album. Questa è la 75esima. "Abbiamo all’attivo oltre 70 canzoni dei Beatles tradotte in meneghino, non potevamo di certo esimerci dal regalare questo addio al quartetto di Liverpool con una versione del loro canto del cigno - spiega -. È anche un omaggio al nostro fisarmonicista, Giorgio Camporini, eccelso musicista di Camnago Volta che purtroppo ci ha lasciati lo scorso anno. Fu proprio lui, 10 anni fa, che ci convinse a portare sul palco i grandi capolavori del rock tradotti nell’idioma di Carlo Porta". "E poi - aggiunge - è un modo per regalare un momento di orgoglio linguistico locale a chi pensa che il nostro dialetto sia buono solo per andar a giocare a bocce: invece si presta perfettamente a questo tipo di sonorità. C’è poco da fare: la nostra è una lingua rock".

A dare una mano anche Piero Dragan, coordinatore della sezione di cultura milanese del Circolo filologico milanese. "L’operazione dei Saltamartin - dicono Ornaghi e Lella - è sempre stata innanzitutto linguistica. Bisogna fare in fretta, c’è da salvare una delle lingue più belle del pianeta: il lombardo occidentale. Una lingua che, anche se non è più tanto parlata, è comunque ancora oggi compresa da almeno 3 milioni di persone fra lombardi e svizzeri. Il lombardo occidentale è censito dall’Unesco come lingua meritevole di tutela ed è protetto dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa". "Nel nostro piccolo - conclude - la nostra lengua mader vogliamo aiutarla così, mostrando, cantandola, che è ancora talmente viva e solida da poter interpretare senza complessi di inferiorità i più grandi capolavori della musica leggera britannica e americana".