Tropico e i suoi ospiti al Fabrique: "Questo successo è nato dal basso"

Davide Petrella autore per Cremonini, Emma e Mahmood , si presenta come compositore e interprete "Sono scaramantico, è ormai un rituale irrinunciabile ingoiare una mandorla quando siamo sul palco"

Tropico
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Milano, 17 dicembre 2023 –  Metti una sera al Fabrique con Tropico (e i suoi ospiti). In quello sdoppiamento di personalità a cui lo costringe il successo, da un lato il compositore e interprete delle proprie canzoni, dall’altro l’autore per uno stuolo di soliti noti che va da Cesare Cremonini ad Emma, Fabri Fibra, Mahmood, Elodie ed altri cento ancora, Davide Petrella porta questa sera sul palco di via Fantoli il progetto che, dopo la militanza ne Le Strisce, ha voluto disegnarsi addosso con i primi due capitoli di quella che intende come una trilogia, varata in pandemia dall’album “Non esiste amore a Napoli” e proseguita appena tre mesi fa da “Chiamami quando la magia finisce”.

Davide, in scaletta ha solo canzoni di Tropico?

"Sì, perché la gente che viene ai concerti vuol ascoltare lui. Non sarebbe ‘sano’ per questo mio progetto inserire in repertorio canzoni scritte per altri. I binari del cantante e dell’autore conto terzi corrono paralleli e non penso s’incroceranno mai, perché nascono da mondi diversi e portano a mondi diversi. Questo non significa che non abbia la compagnia di amici; a Roma sono venuti Coez e Franco 126, mentre a Milano arriveranno altri".

La ruota comincia a girare.

"Quattro concerti su sei sono andati esauriti in prevendita e in agenda ho palchi importanti come quelli del Fabrique o del Palapartenope di Napoli. Sono felice perché il favore è partito dal basso, dalla gente, non da Spotify, dalle radio o dai primi posti in classifica".

Il pezzo più cantato?

"Probabilmente ‘Anema e notte’, che nel disco ho messo in doppia versione, da solo e con Madame".

Riti e rituali?

"Da buon napoletano sono scaramantico. Alla data di debutto del tour precedente, quello che mi ha cambiato la vita mettendomi faccia a faccia coi fans, prima di salire sul palco io e i ragazzi della band ci siamo ingoiati una mandorla a testa. Così successo ha voluto che quello della mandorla sia diventato un rituale irrinunciabile per tutti tranne che per uno dei chitarristi, obbligato a bersi un gin tonic perché nel momento fatidico stava facendo quello".

All’ultimo Sanremo due delle tre canzoni sul podio, quelle di Mahmood e di Lazza, portavano pure la sua firma. E quest’anno?

"Qualcosa di mio al prossimo Festival dovrebbe esserci. Forse due o tre brani. Non penso, però, che la musica italiana sia legata ad un solo palcoscenico e, per quanto mi riguarda, preferisco costruire la mia carriera sui dischi e sulle tournée".

Andrea Spinelli

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