Ultimo
Ultimo

Milano, 24 aprile 2019 -  “Bum”. Ieri pomeriggio su Viagogo un biglietto di tribuna centrale per il concerto di Ultimo ad Assago costava quasi come un Rolex, 4.390 euro. Presumibilmente si trattava solo di un prezzo-civetta, per indurre i fan ad acquistare i tagliandi di parterre a “soli” 154 euro (e quindi con un ricarico del 500% rispetto al prezzo nominale), ma il fenomeno la dice lunga sull’attesa che circonda il “Colpa delle Favole Tour”, al via domani dal Palasport di Vigevano. Che questo sia il gran momento di Niccolò Moriconi non lo dicono solo il botteghino e le radio, ma pure le classifiche dove la nuova fatica “Colpa delle Favole”, incassato in un amen il disco d’oro, si conferma prima per la seconda settimana consecutiva, mentre il singolo sanremese “I tuoi particolari” veleggia largamente oltre il doppio platino. Da settimane dei 300mila biglietti disponibili per questo tour del cantautore romano nei palasport - che tocca, appunto, Assago l’8 e 16 maggio - non rimane traccia. Dissolti nel nulla, come tra le mani di David Copperfield. E per i ritardatari l’unica soluzione rimasta è quella di migrare oltre confine per vedere Ultimo il 15 giugno al Connection Festival di Locarno, unico appuntamento per cui esistano ancora dotazioni a prezzi regolari. È la dura legge della domanda e dell’offerta, ma anche il segno tangibile di una passione davanti a cui Niccolò ha capito di dover accantonare i panni del “livoroso capopopolo” vestiti a Sanremo per vendicare l’onta di un secondo posto ritenuto, a torto, una sconfitta, chiudendo un occhio, anzi tutti e due, sulla firma messa sotto ad un regolamento chiarissimo in tema di votazioni e di giurie. I trionfi in radio e in classifica di Mahmood hanno, infatti, chiarito (non solo a lui) come stessero realmente le cose. Così ora Moriconi volta pagina e riparte con una serie di bagni di folla.

Niccolò, quando ha finito di lavorare su “Colpa delle favole”?

«Le canzoni le ho finite a settembre-ottobre, mentre produzione, arrangiamenti e tutto il resto a gennaio, per poter mettere il disco in prenotazione già durante il Festival. Quando scrivi le canzoni di un disco ti dai un obiettivo e poi, in fase di realizzazione, provi ad avvicinarti quanto più possibile».

Soddisfatto del risultato?

«Sono uno che punta sempre all’eccellente, non al buono, per questo penso di aver confezionato un vestito in cui le persone potranno ritrovarsi a loro agio, perché parla di temi astratti, ma anche concreti e quindi è un giusto mix di sogno di realtà».

Come compone?

«Le canzoni se non mi escono in quei dieci-quindici minuti in cui mi emoziono, di solito le abbandono. Ricordo che solo “Il ballo delle incertezze” l’ho scritta, messa da parte, e poi ripresa dopo mesi dandogli una veste diversa. M’è andata bene».

Ora è il momento di salire sul palco.

«Se nella scelta del pezzo da portare a Sanremo sono stato in dubbio tra “I tuoi particolari” e “Rondini al guinzaglio”, su come aprire i concerti non ho avuto esitazioni, puntando sulla stessa “Colpa delle favole” che non a caso ho messo pure in apertura dell’album».

La sua vita è condizionata per davvero da “voglia di strafare e bisogno di volare” come dice nella conclusiva “La stazione dei ricordi”?

«Sì, non mi accontento mai. Il 19 gennaio 2018 fa ho tenuto il mio primo concerto milanese al Santeria Social Club e dopo un anno e mezzo mi trovo a suonare allo Stadio Olimpico di Roma. Forse il salto è un po’ troppo grosso, però anche lo stadio è andato esaurito con cinque mesi di anticipo e quindi vuol dire che era alla mia portata».