Giovanni Caccamo
Giovanni Caccamo

Milano, 26 aprile 2020 - Dice di sentirsi come un pesce rosso perso in un acquario di pesci angelo. E come fai a dargli torto, basta dare un’occhiata ai monumenti con cui Giovanni Caccamo - unico italiano - condivide oggi il palco (virtuale) dell’Earth Day per capire che un po’ di timore reverenziale fa anche bene ad averlo. Nel cast del megashow c’è innanzitutto lei, la regina del rock Patti Smith, affiancata da Michael Stipe dei Rem, Flea dei Red Hot Chili Peppers, Nikolai Fraiture degli Strokes, Cat Power, Jim Jarmush, Ben Harper, e perfino Johnny Depp negli ormai abituali panni di chitarrista. Tutti in scena, a partire dalle 22 ora italiana sull’account Instagram @pathway2paris, per festeggiare i 50 anni della Giornata della Terra.

Giovanni, com’è iniziata questa avventura?
"In estate ho avuto modo di conoscere Jesse Paris Smith, figlia di Patti, e tra noi è scattata subito un’alchimia molto bella. Mentre la madre girava l’Italia col suo tour, infatti, lei faceva base a Milano e questo ci ha permesso di conoscerci".
E poi?
"Jesse mi ha raccontato di questa organizzazione no profit Pathway to Paris, fondata assieme all’amica violoncellista Rebecca Foon a sostegno di quanti si battono contro i cambiamenti climatici. Mi ha pure spiegato che una volta all’anno organizza a New York un festival per pubblicizzarne l’attività chiedendomi se mi sarebbe piaciuto intervenire. Qualche giorno fa ha ribadito l’invito, chiedendo la mia disponibilità ad esibirmi in streaming visto che siamo tutti reclusi. Canterò la mia “Eterno” e “Can’t take my eyes off you” di Frankie Valli".
Degli artisti coinvolti, quale ascolta di più?
"Cat Power su di me ha su di me indubbiamente un grande fascino, anche se quello che conosco alla perfezione è, però, Patrick Watson".
Di ambiente si parla tanto, ma risultati concreti faticano ad arrivare.
"Probabilmente perché terremoti, tsunami, tornado ed altre catastrofi naturali li abbiamo sempre vissuti come problemi di qualcun altro. Dovremmo ascoltare un po’ di più papa Francesco quando ricorda che per decenni abbiamo avuto la supponenza di vivere sani in un mondo malato. Oggi è “cool” parlare di eco sostenibilità, ma ognuno di noi cosa fa quotidianamente per aiutare il mondo?"
Poco, verrebbe da dire.
"Già. Abito sul Naviglio e se dovessi fare l’inventario di tutto quel che vedo nell’acqua - biciclette, bottiglie, divani, reti del letto – ci sarebbe da vergognarsi. Credo proprio che il Coronavirus rappresenti un messaggio; quello con cui la natura vuole avvertirci ce la corda si sta spezzando. Per questo c’è da augurarsi che il 4 maggio non rappresenti solo una data di ripartenza, ma di rinascita".
Cosa c’è per lei fuori dal tunnel?
"Col cuore a pezzi ho dovuto annullare il mio primo tour in Cina; dieci concerti al via il 9 aprile proprio da Whuan. Spero di recuperarli in autunno o non appena si potrà".