Simona Ballatore
Milano

Quentin Tarantino a Milano: “Un altro film e stop”. Ma i fan: “Non può finire così”

Bagno di folla e cori per Tarantino in città. Il regista conferma le sue intenzioni, ma i fan protestano

Quentin Tarantino nella sua visita a Milano

Quentin Tarantino nella sua visita a Milano

“Il prossimo film sarà l’ultimo”: ha confessato (nuovamente), dietro le quinte, Quentin Tarantino a Milano, in tournée con il libro Cinema Speculation e ospite d’onore de “La Milanesiana“, la rassegna creata da Elisabetta Sgarbi. E da Milano si alza l’appello: "No, non può finire così".

Mascherina nera sul volto, in tinta con jeans, maglietta e camicia slacciata sopra, Tarantino arriva in piazza Duomo alle 18.30, accolto da cori: "Quentin, Quentin", lo acclama la folla che sin dal mattino si era piazzata nei paraggi per trovare il posto giusto. Lui cammina velocemente, alza il pugno destro per ringraziare, stringe poche fortunate mani e, sfiorando velocemente il red carpet, bypassa il punto designato per il photo call. Una volta entrato alla libreria Mondadori, sempre con la mascherina incollata al volto, proferirà un’unica parola in italiano: "Grazie". Ripetuta ben tre volte.

“Sono qui per firmare" dirà poi in inglese, tagliando corto, dopo avere accolto il Premio Omaggio al Maestro dalle mani di Elisabetta Sgarbi, che riesce – unica – a strappargli con ironia una foto insieme. Così, e con il serpentone umano che sventolava Cinema Speculation per farsi strada e chiedere un colpo di penna, si chiude la due giorni del Premio Oscar in terra lombarda, condita anche da risotto con asparagi e vitello tonnato, assaporato in compagnia di Elisabetta e Vittorio Sgarbi: "Gli ho fatto provare il Lambrusco – dice il sottosegretario alla Cultura –, ma non sono sicuro gli sia piaciuto. L’ha assaggiato, ma poi ho visto che ha continuato a bere il rosso che aveva nel bicchiere". Hanno parlato di Bertolucci e Pasolini. All’uscita del ristorante “La Sosta” si erano appostati dei fan. Quentin non li ha dribblati e si è fermato a chiacchierare.

Cosa che sperava di fare la marea umana che lo aspettava all’ombra della Madonnina, pregustando un assaggio del libro (appena uscito per La nave di Teseo) e confidando in qualche anticipazione sulla sua prossima (davvero ultima?) fatica. Niente da fare. "Son qui per firmare".

A Brescia si era lasciato scappare che "sì", sarà un film sulla critica cinematografica. Ma "no", non ruoterà attorno alla figura di Pauline Kael, che pure cita in 16 pagine dopo avere raccontato “I grandi film del piccolo Q.“, con la lista "dei film pazzeschi" e quelli che per un bambino di 8 o 9 anni erano "un rompimento di maroni assurdo".

Critica sarà, e forse spietata, visto che nella sua intima antologia racconta così: "A quanto pareva la maggior parte di coloro che scrivevano per giornali e periodici si ritenevano superiori ai film che recensivano. Cosa che non riuscii mai a capire. Guardavano dall’alto al basso film che davano emozioni e registi che, al contrario di loro, capivano che cosa voleva il pubblico".

E, ancora, "da ragazzo che amava il cinema e pagava il biglietto per vedere cose di qualunque tipo, pensavo che fossero degli spregevoli coglio... Oggi, più vecchio e più saggio, mi rendo conto di quanto dovessero essere tristi. Scrivevano come uno che odia la propria vita, o almeno il proprio lavoro".

Il contrario di quel bambino innamorato del cinema che ha poi firmato capolavori e che nel suo viaggio lombardo sembra odiare solo una cosa: i cellulari. A Brescia erano banditi. A Milano si continuavano a sollevare furtivamente da un lato all’altro della libreria, costringendo il servizio di sicurezza a chiedere di farli sparire, "per disposizione del regista". "Era entusiasta dell’accoglienza in Italia – racconta Elisabetta Sgarbi –. Tra l’altro il risultato delle vendite dei primi giorni è il più alto in Europa. La mia sorpresa più grande è stato vederlo leggere dal suo libro, un vero attore. E poi sentirlo parlare di cinema: a pranzo diceva cose di grande poesia e amore per la settima arte".

Sul tavolo, tra una portata e l’altra, è finito anche Dirty Harry . "Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!". I titoli nostrani lo hanno sempre fatto sorridere.

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