San Siro, il ministro a gamba tesa: "Non ci sono vincoli, il sindaco decida cosa farci"

Anche Sangiuliano interviene sulla possibilità di abbattere lo stadio. Frecciata a Sgarbi: "Il sottosegretario non può decidere"

Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura
Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura

Milano - "Sullo stadio Meazza di San Siro non c'è alcun vincolo". L'ennesimo tassello del grande puzzle sullo stadio di Milano arriva direttamente dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che smentisce il suo sottosegretario Vittorio Sgarbi, che a sua volta aveva smentito l'altro ministro del governo Meloni, Matteo Salvini

Sangiuliano, intervenendo all'evento organizzato da Fdi a Milano per le elezioni regionali, ricorda che "il 27 gennaio del 2001 la sovrintendenza ha comunicato al Comune di Milano la non sussistenza dei requisiti di carattere storico e artistico necessari per la sottoposizione a tutela dell'immobile. Successivamente, il 4 febbraio del 2019 il sindaco ha chiesto conferma dell'inesistenza di qualsiasi vincolo e la sovrintendenza ha confermato". Insomma, se volete buttarlo giù, fate pure.

Come detto, la presa di posizione del ministro arriva dopo il battibecco tra Sgarbi e Salvini: il primo convinto che sia "insensato" abbatere il Meazza, il secondo invece viglioso di vedere il nuovo stadio e soprattutto "1,2 miliardi di investimenti". Opinini e, naturalmente, strategie opposte. Per Salvini se Milano e il suo sindaco non si muovono la strada da percorrere è viale Monza, nel senso di spostare il progetto a Sesto San Giovanni, prontissimo ad accoglierlo. Per Sgarbi invece San Siro va restaurato come il Franchi di Firenze e la questione vincolo storico architettonico non si pone, visto che tra qualche anno avrà un vincolo automatico garantito dall'età.

Alle due posizioni, tra le quali si inserisce il sindaco Sala, favorevole a un nuovo impianto ma molto cauto sui passi da compiere, si aggiunge oggi quella ministro e, indirettamente del governo. Un altro via libera, di peso, all'abbattimento. Sangiuliano sottolinea che "al momento, non c'è alcun vincolo e dovrà essere il sindaco di Milano a decidere cosa vuole fare, eventualmente anche sulla base di valutazioni 'sentimentali', visto il richiamo al valore iconico come percepito dal sentimento calcistico con cui la stessa sovrintendenza invitava a soluzioni alternative alla demolizione".

Ma, ribadisce, "né il ministro della Cultura né il sottosegretario hanno il potere di apporre alcun vincolo, può apporlo soltanto il sovrintendente: è solo lui che ha questo potere, nella sua autonomia e nella sua indipendenza. In assenza di questo vincolo, il sindaco decide cosa fare, se conservare o trasformare o demolire l'attuale stadio o costruirne uno nuovo, al posto o accanto a quello vecchio".