L’assessore alla Cultura del Corno al Lirico
L’assessore alla Cultura del Corno al Lirico

Milano - Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, lei ha scelto di non ricandidarsi, ma è proprio sicuro?
"Sicurissimo, per due ragioni. In primo luogo perché voglio tornare a fare il mio lavoro, l’insegnante nel Conservatorio di Trieste (dove sono di ruolo), e il compositore, dopo questa pausa lunga, anzi fin troppo lunga, durata otto anni. E poi perché si è chiuso un ciclo e in questo momento la città ha bisogno di altre figure, di una testa diversa".
Un successore, a chi pensa?
"Non faccio nomi nemmeno sotto tortura, ma l’ho già detto anche al sindaco Sala e ora lo ripeto pubblicamente. Con una premessa. È assodato che la cultura è un asse di sviluppo fondamentale della città, e le nostre istituzioni hanno direttori e curatori di altissimo profilo che hanno bisogno di autonomia per lavorare al meglio, non di avere un assessore che dica cosa fare".
Quindi?
"Credo che ci voglia un vero politico che sappia incardinare bene il dialogo con il consiglio comunale e la macchina amministrativa, insomma che tenga le redini della cabina di regia. Qualcuno che sappia stringere di più i bulloni di quanto non abbia saputo fare io. Stanno per arrivare fondi e progetti e c’è bisogno di governare meccanismi delicati. Pensi solo ai nuovi luoghi di cultura che si apriranno nei prossimi anni: il secondo Arengario, la Biblioteca al Lorenteggio, il Casva al Qt8, la Biblioteca Europea, il Teatro Lirico, il nuovo Museo di arte e cultura etrusco e anche Palazzo Citterio".
Lei non era un politico...
"Appunto, ho scontato una certa inesperienza, non lo nego, e non avevo una predisposizione naturale per impostare sin dall’inizio questo tipo di lavoro con gli uffici. Comunque sto lavorando per il futuro assessore: preparo un dossier che fotografa la situazione e racconta quello che è stato fatto in questi otto anni. Spero sia utile. Sono poi contento che nella formazione delle liste (le abbiamo già tutte pronte), a partire dal Pd, ci siano profili di grande qualità, la classe dirigente è cresciuta molto in questi anni".
Che cosa si porterà dietro di questa esperienza?
"Il privilegio di aver lavorato con due grandi sindaci, Pisapia e Sala, dai quali ho imparato tanto. E poi gli straordinari incontri. Ricordo ancora l’emozione di avere accompagnato lo scrittore Emmanuel Carrère, che aveva appena terminato il suo libro Il Regno, a visitare la Pietà Rondanini. Di negativo ricordo lo stress e le tensioni quotidiane per le tante responsabilità. Archiviate. In testa adesso ho note e spartiti".
Di cosa è particolarmente orgoglioso?
"Nei primi anni del Duemila, con il centrodestra al governo, si parlava di una città di eventi esclusivi. In questo decennio, negli anni di governo del centrosinistra, si è rovesciato questo principio in “cultura inclusiva“, questa è l’eredità che credo di lasciare alla futura amministrazione. E’ cruciale per il futuro che la cultura sia accessibile a tutti, anche economicamente. I primi referenti delle politiche culturali sono i cittadini, non i turisti. L’esperimento di portare la Scala nei quartieri ha funzionato e, mi faccia ricordare, oltre ai format collaudati come Piano City e Bookcity, anche l’Estate sforzesca che ha sancito, dopo questo inverno difficile, il ritorno degli spettacoli dal vivo e alla partecipazione culturale che è fondante del diritto alla cittadinanza. Nello stesso tempo, insieme all’attenzione verso i territori, in questo ultimo decennio Milano è rientrata nel novero delle città internazionali più influenti nel mondo dal punto di vista culturale".
Da venerdì servirà il Green Pass per entrare nei musei, teme un calo dei visitatori più giovani?
"Il Green Pass è una misura necessaria. Non avrà effetti così evidenti sui musei, vedo tantissimi giovani che si stanno vaccinando perché hanno voglia di riprendersi la loro vita. Spero non prevalgano spinte irrazionali".
Continuerà a far politica, è il responsabile Cultura nella segreteria nazionale del Pd...
"Se sarà ritenuto utile sarò lieto di dare il mio contributo. Sento fortemente incrinato il patrimonio cognitivo della nostra collettività, quindi da cosa ripartire se non dalla cultura? Inclusiva, è chiaro, da Nord a Sud".