Le proteste dei dipendenti della catena francese nel Milanese
Le proteste dei dipendenti della catena francese nel Milanese

Milano 14 febbraio 2019 - Il governo punta a una stretta sugli orari di apertura dei negozi, mentre Carrefour a Milano e hinterland «va in direzione contraria, pretendendo ancora più flessibilità dai dipendenti e un aumento delle domeniche al lavoro». Un paradosso denunciato dai sindacati e dai lavoratori dei circa 40 ipermercati della catena francese nella Città metropolitana, contrari a un raddoppio dei turni domenicali. Ieri hanno scioperato per protestare contro la decisione dell’azienda di «rompere gli accordi» che a livello territoriale hanno regolato per 12 anni gli orari, stabilendo anche i benefit per chi lavora nei festivi o di notte.

Finora i circa 1.400 dipendenti nel Milanese dovevano garantire un minimo di 12 domeniche al lavoro nel corso dell’anno, una alla settimana. «Ora il numero di domeniche è più che raddoppiato – spiega Samuele Gatto, segretario della Filcams-Cgil di Milano –. I dipendenti non solo ne devono garantirne almeno 26, ma devono dare anche una disponibilità totale, affidando all’azienda la scelta dei turni».

Proteste anche contro la cancellazione dei buoni spesa, incentivo per lavorare nei festivi assieme a un aumento del 30% sulla paga giornaliera: 200 euro all’anno da spendere negli store per chi lavorava 15 domeniche, 350 euro per 18 domeniche, 400 euro per 21. Carrefour, inoltre, avrebbe spostato dalle 22 a mezzanotte l’asticella per la disponibilità sui turni chiesta ai dipendenti, spalmando gli orari su 13 ore. «Ora un dipendente si trova anche a fare tre o quattro ore di stacco tra un turno e l’altro – prosegue il sindacalista – mentre prima c’era solo un’ora di pausa. Così è molto più difficile conciliare vita e lavoro. Nei punti vendita aperti 24 ore, inoltre, hanno tagliato sulla vigilanza, e problemi di sicurezza si sono già fatti sentire».

Lo sciopero indetto da Cgil, Cisl e Uil secondo i sindacati ha ottenuto un’adesione superiore al 50%, e quasi totale in alcuni punti vendita. Chiedono all’azienda, quindi, di aprire un tavolo di confronto. «Hanno rotto gli accordi perché di fronte a tagli nel personale hanno bisogno di allungare gli orari di lavoro per coprire i turni – conclude Gatto –. Il paradosso è che, se andrà in porto la nuova norma sugli orari dei negozi, la maggior parte di questi cambiamenti diventerà inutile».